Se il contributo di Daguerre alla diffusione della fotografia fu di vasta portata ma effimero, quello di Talbot fu poco diffuso ma sostanziale. Talbot consentì che il suo “calotipo” venisse adoperato da dilettanti e scienziati ma, come Daguerre, pretese che i professionisti gli pagassero un diritto di licenza.
Malgrado ottenesse l’appoggio dei maggiori scienziati, perse un’azione giudiziaria contro il fotografo londinese Laroche che, nel 1852, contestò l’affermazione di Talbot che il procedimento del “calotipo” fosse sostanzialmente identico a quello nuovo al collodio umido.
Il tribunale però riconobbe a Talbot il suo diritto a rivendicare la priorità dell’invenzione. Ma già prima della resa riluttante di Talbot, il suo procedimento era stato sostituito da quello al collodio umido (1851) di Frederick Scott Archer. Con questo metodo si rivestiva una lastra di vetro con una soluzione di nitrocellulosa contenente uno ioduro solubile, sensibilizzando poi la lastra con nitrato d’argento.
La lastra doveva essere esposta ancora bagnata, indi sviluppata in pirogallolo o in un sale ferroso. Sebbene incomodo, con scarsa latitudine di posa e difficile, il collodio umido diede ottimi risultati e portò direttamente alla nascita della fotografia d’attualità, di cui esempi notevoli sono le immagini della Guerra di Crimea, di Roger Fenton, e della Guerra Civile Americana, di Mathew Brady. Fu anchela causa della fine del dagherrotipo poiché risultava più economico e se ne ricavavano con facilità numerose copie.
Già sul finire del decennio 1860·70 anche la lastra umida era andata cadendo in disuso. Nel 1871 il fisico inglese Richard Leach Maddox ottenne risultati pratici con la prima lastra che utilizzava la gelatina per trattenere il bromuro d’argento; in meno di due anni l’emulsione alla gelatina fu in commercio e nel 1877 si potevano già avere lastre ad alta sensibilità in scatole pronte all’uso. . . .
Il nuovo materiale era sufficientemente sensibile per cogliere oggetti in moto purché le fotocamere fossero corredate di un otturatore istantaneo. Quando la carta al bromuro permise di ottenere ingrandimenti, in Inghilterra e negli Stati Uniti s affermarono le lastre da 31/4 x 41J2 e da 4 x 5 pollici alle qual facevano riscontro sul continente europeo quelle da 9 x 12 cm.
I nuovi modelli, leggeri, compatti e di impiego relativamente facile, erano di quattro tipi principali: a dorso inte’ cambiabile, a magazzino, a pellicola in rullo e reflex. La macchina fotografica a dorso intercambiabile, che comparve verso il 1850, conteneva circa una dozzinadi lastre di vetro o di pellicole tagliate in misura, contenute In una scatola di ricambio separata, fissata alla fotocamera, consetendo di effettuarne la sostituzione alla luce del giorno.
La macchina fotografica a magazzino raccoglieva da 12 a 40 lastre o pellicole tagliate in misura, in un caricatore contenuto entro la macchina stessa, con la lastra che, dopo ciascuna esposizione, veniva cambiata con diversi sistemi, generalmente lasciando cadere la lastra adoperata sul fodo dell’apparecchio.
Le macchine fotografiche a pellicola in rullo usano pellicole flessibili al posto delle lastre di vetro o delle pellicole tagliate in misura.