Set 07 2007
La rivoluzione fotografica
Se c’è un uomo al quale possa andare il merito di avere messo i piaceri della fotografia alla portata del grande pubblico, costui è George Eastman. Egli incominciò a interessarsi di fotografia nel 1877, quando ancora era un impiegato bancario ventitreenne a Rochester, nello Stato di New York; acquistò un’attrezzatura del tipo a collodio umido e prese lezioni da un professionista del luogo.
Presto, però, si sentì insoddisfatto del procedimento troppo pasticciato, costoso e faticoso per cui dopo aver letto sul British Jaurnal af Phatagraphy dell’emulsione rapida alla gelatina, decise di provare il nuovo procedimento. Già nel 1880 stava fabbricando e vendendo un suo prodotto e l’anno seguente, lasciata la banca, costituì la Eastman Dry Plate Company.
William H. Walker, che costruiva macchine fotografiche, entrò nell’azienda nel 1884, e insieme, lui e Eastman, prepararono un dispositivo a cassetta contenente un rotolo di carta sensibilizzata per 24 esposizioni che si poteva adattare a qualsiasi macchina fotografica a lastre.
L’ambizione di Eastman era però di trovare un sistema che consentisse di scattare fotografie e … basta. Dopo che nel 1886 un tentativo aveva avuto un certo successo, lanciò nel 1888 la Kodak (”un nome che poteva essere pronunciato ovunque nel mondo”).
Era una macchina piccola (cm 9,2 x 7,9 x 16,5) sulla quale si poteva inserire un rotolo di pellicola che consentiva 100 esposizioni circolari del diametro di cm 6,35; l’otturatore cilindrico aveva una sola velocità (1125 di secondo) e veniva caricato con uno spago e fatto scattare mediante pulsante; aveva una sola apertura di diaframma e un obiettivo rettoli· neare a fuoco fisso. La pellicola veniva arrotolata a mezzo di una chiavetta. “Può essere adoperata senza istruzioni preliminari, senza camera oscura e senza prodotti chimici”, scrisse Eastman nel suo manuale. E questo costituiva la vera rivoluzione: tutto quello che il fotografo doveva fare era riprendere l’immagine.
Eastman fornì a sostegno anche un completo servizio di sviluppo: il possessore rimandava alla fabbrica la macchina fotografica e questa gli veniva restituita ricaricata e con 100 stampe montate su cartoncino. La macchina in America costava 25 dollari e il servizio 10. Lanciata con lo slogan “Voi premete il bottone, noi facciamo il resto”, il successo di questa macchina fotografica fu sensazionale. Miglioramenti e altre innovazioni si susseguirono rapidamente.
Eastman, però, era preoccupato per l’alto costo di fabbricazione della pellicola. Nel corso di ricerche per trovare un materiale che fosse flessibile come la carta e trasparente come il vetro, il suo chimico, Henry M. Reichenbach, si era occupato della raffinazione della spessa celluloide allora sul mercato in lastre.
Verso l’inizio del 1889 erano riusciti a perfezionare il metodo e un po’ più tardi nello stesso anno venivano prodotte delle pellicole di celluloide trasparente sia per la Kodak che per le macchine fotografiche a rullini. Inoltre, sempre nel 1889, Eastman lanciò altre due macchine fotografiche, un nuovo modello della Kodak con un otturatore modificato (chiamato No. l), e un modello più grande che dava negativi di cm 8,9 di diametro.
Nel 1890 erano in commercio altri cinque modelli, due dei quali a soffietto, tutti a caricamento della pellicola in rullo in camera oscura; ma l’anno successivo mise in commercio tre modelli caricabili alla luce del giorno.
Tuttavia Eastman era ancora alla ricerca di modi per ridurre il prezzo. La risposta gli venne dal caricatore contenente la pellicola avvolta e nel 1895 fece la sua comparsa sul mercato la Packet Kodak, venduta per 5 dollari.
Merita rilevare che Eastman si spinse anche oltre: nel 1900 fece la sua comparsa un modello nuovo e più semplice progettato da Frank A. Brownell. Questa macchina era la Brownie, forse l’apparecchio più famoso della storia. Prendeva immagini nel formato di cm 6 x 6, su pellicole in caricatore; dava buone fotografie e costava l dollaro: questa era finalmente la fotografia messa a disposizione di tutti.
Ma mentre Eastman si occupava della conquista del nuovo mercato di massa avevano inizio le sofisticazioni nei vari settori della fotografia. La prima macchina fotografica binoculare, a obiettivi collegati per la messa a fuoco contemporanea, era stata costruita da R. & J. Beck nel 1880; e nel 1888 S. D. McKellen brevettò la prima macchina reflex in cui lo specchio, collegato a un otturatore a tendina, veniva spostato automaticamente durante l’esposizione.
All’inizio di questo secolo le tappe sono state essenzialmente di perfezionamento e sviluppo piuttosto che di innovazione e invenzione: la Ermanox di precisione a lastra singola f Il ,8 (1924); la stupenda Leica, capostipite di tutte le macchine 35 mm (1925); la Rolleiflex di Franke e Heidecke (1928); la reflex mono-obiettivo 35 mm (anni Trenta); la Kodachrome nelle versioni 16 (1935) e 35 mm (1936); la Polaroid in bianco e nero (1947) e a colori (1963); e la Instamatic a caricatore 126 (1963).
