In natura non esiste il colore ma unicamente la luce, una radiazione elettromagnetica di ben definite frequenze e lunghezze d’onda (quella visibile va da più o meno 400 a circa 700 nanometri) che può essere emessa, trasmessa, riflessa o assorbita dagli oggetti colpiti. II miscuglio di diverse lunghezze d’onda corrispondenti ai colori produce le infinite tonalità  cromatiche che costituiscono lo spettro luminoso che corrisponde alla luce visibile. Al di là della luce visibile ci sono ulteriori lunghezze d’onda della radiazione elettromagnetica non riconducibili al colore. Per citare quelle più conosciute, citiamo la radiazione infrarossa e quella ultravioletta: la loro frequenza è¨ rispettivamente al di sotto e al di sopra di quelle del rosso e del violetto, che sono gli estremi dello spettro visibile.


Il nostro sistema visivo L’ essere umano vede in RGB Il nostro sistema visivo percepisce il colore riconducendolo a tre componenti principali: il rosso, il verde ed il blu (sintesi cromatica additiva). Non per caso monitor e schermi televisivi si rifanno alle medesime componenti primarie: il metodo è agevole ma innanzitutto efficace, perché l’ uomo vede nella stessa maniera. Anche i sensori digitali lavorano in RGB, rappresentando i colori con una rappresentazione numerica. La sintesi cromatica consente di riprodurre i colori disponibili in natura, non indicando le onde elettromagnetiche che li creano fisicamente (è complicato ragionare in nanometri!) bensì i colori primari. Questi, fusi insieme, creano tutte le sfumature di colore.

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