I 16 bit colore evitano il pericolo di posterizzazione Il numero di bit in uscita dal convertitore A/D ha un riscontro immediato nella profondità colore dell’immagine. Un numero di bit superiore dei classici 8 bit per canale è¨ di rilevante sostegno nelle elaborazioni più complesse e non serve, come si potrebbe credere, per ampliare l’ ampiezza di luminosità catturabili dalla macchina fotografica. Una profondità colore di 16 bit per canale (o più) assicura che successive regolazioni di luminosità e contrasto non provochino posterizzazione. O almeno la tamponino energicamente. I 24 bit complessivi dei tre colori RGB, di solito a disposizione, permettono di avere più o meno 16 milioni di tonalità . Andando a 48 bit (16 bit per canale) le tonalità diventano una cosa come 282000 miliardi, non gestibili nemmeno per gli schermi più moderni.
Aspetti collaterali Attenzione al peso del file ed alla compatibilità dei programmi L’impiego di profondità colore più elevate dei classici 24 bit RGB implica aspetti da conoscere. Prima di tutto incrementeranno decisamente la dimensione dei file e la quantità di lavoro a cui il computer sarà assoggettato, senza considerare che non tutti quanti i programmi supportano appieno più di 24 bit. Anche il formato di salvataggio dovrà permettere un numero di bit superiore. Infine una precauzione: i 16 bit per canale sono di grande aiuto per evitare la posterizzazione delle immagini, ma in scene monocromatiche, non per forza bianconero, anche le 65000 tonalità disponibili potrebbero non essere sufficienti per modifiche di una certa importanza. Il file Raw di una fotocamera che lavora a 12 o 14 bit per canale è di solito trasformato a 16 bit per canale aggiungendo degli zeri al termine delle sequenze binarie che ne descrivono il contenuto, pixel per pixel. Questo perché© i 16 bit per canale sono a questo punto considerati uno standard, così come gli 8 bit per canale.