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	<title>Fotografando &#187; Storia della fotografia</title>
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	<description>Storie, racconti, leggende, fotografie e viaggi di un fotoreporter.</description>
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		<title>La Tradizione Fotografica</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Sep 2007 16:31:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Bartolini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La grande controversia sulla fotografia, se cioè potesse emulare la pittura o, addirittura, se è o non è una forma d&#8217;arte, si accese praticamente dal momento in cui Daguerre presentò le sue prime immagini. In principio pareva che i fotografi volessero limitarsi a registrare quello che c&#8217;era, ma ben presto alcuni esponenti vollero emulare la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La grande controversia sulla fotografia, se cioè potesse emulare la pittura o, addirittura, se è o non è una forma d&#8217;arte, si accese praticamente dal momento in cui Daguerre presentò le sue prime immagini. In principio pareva che i fotografi volessero limitarsi a registrare quello che c&#8217;era, ma ben presto alcuni esponenti vollero emulare la pittura dell&#8217;epoca.</p>
<p>Particolari tecniche per raggiungere lo scopo furono messe a punto da Oscar Rejlander e Henry Peach Robinson. La discussione infuriò nella seconda metà del XIX secolo. La fotografia deve riprodurre o interpretare?</p>
<p>La fotografia era un mezzo grafico o una forma d&#8217;arte? La battaglia si accese, favorendo la formazione di due gruppi importanti: The Linked Ring (L&#8217;anello legato), sorto in Inghilterra nel 1892 e guidato da Robinson e George Davison, e Photo-Secessior: (Secessione fotografica), sorto in America dieci anni dopo che esercitò maggiore influenza, guidato da Alfred Stieglitz E che includeva Alvin Langdon Coburn e Edward Steichen.<span id="more-398"></span><br />
Ai secessionisti arrise soprattutto il successo nel promuoverE i più alti meriti estetici della fotografia in un periodo in cu Eastman stava mettendola a disposizione di milioni di per sone. Da allora gli sviluppi della fotografia su tutti i front sono stati e continuano ad essere notevolissimi. Cionono stante le riserve permangono e, sebbene la fotografia sia forse il più importante mezzo visivo attuale, c&#8217;è ancora une certa riluttanza a concederle nell&#8217;ambito delle arti la posizione che le compete.</p>
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		<title>La rivoluzione fotografica</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Sep 2007 15:24:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Bartolini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se c&#8217;è un uomo al quale possa andare il merito di avere messo i piaceri della fotografia alla portata del grande pubblico, costui è George Eastman. Egli incominciò a interessarsi di fotografia nel 1877, quando ancora era un impiegato bancario ventitreenne a Rochester, nello Stato di New York; acquistò un&#8217;attrezzatura del tipo a collodio umido [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se c&#8217;è un uomo al quale possa andare il merito di avere messo i piaceri della fotografia alla portata del grande pubblico, costui è George Eastman. Egli incominciò a interessarsi di fotografia nel 1877, quando ancora era un impiegato bancario ventitreenne a Rochester, nello Stato di New York; acquistò un&#8217;attrezzatura del tipo a collodio umido e prese lezioni da un professionista del luogo.</p>
<p>Presto, però, si sentì insoddisfatto del procedimento troppo pasticciato, costoso e faticoso per cui dopo aver letto sul British Jaurnal af Phatagraphy dell&#8217;emulsione rapida alla gelatina, decise di provare il nuovo procedimento. Già nel 1880 stava fabbricando e vendendo un suo prodotto e l&#8217;anno seguente, lasciata la banca, costituì la Eastman Dry Plate Company.</p>
<p>William H. Walker, che costruiva macchine fotografiche, entrò nell&#8217;azienda nel 1884, e insieme, lui e Eastman, prepararono un dispositivo a cassetta contenente un rotolo di carta sensibilizzata per 24 esposizioni che si poteva adattare a qualsiasi macchina fotografica a lastre.<span id="more-397"></span></p>
<p>L&#8217;ambizione di Eastman era però di trovare un sistema che consentisse di scattare fotografie e &#8230; basta. Dopo che nel 1886 un tentativo aveva avuto un certo successo, lanciò nel 1888 la Kodak (&#8220;un nome che poteva essere pronunciato ovunque nel mondo&#8221;).</p>
<p>Era una macchina piccola (cm 9,2 x 7,9 x 16,5) sulla quale si poteva inserire un rotolo di pellicola che consentiva 100 esposizioni circolari del diametro di cm 6,35; l&#8217;otturatore cilindrico aveva una sola velocità (1125 di secondo) e veniva caricato con uno spago e fatto scattare mediante pulsante; aveva una sola apertura di diaframma e un obiettivo rettoli· neare a fuoco fisso. La pellicola veniva arrotolata a mezzo di una chiavetta. &#8220;Può essere adoperata senza istruzioni preliminari, senza camera oscura e senza prodotti chimici&#8221;, scrisse Eastman nel suo manuale. E questo costituiva la vera rivoluzione: tutto quello che il fotografo doveva fare era riprendere l&#8217;immagine.</p>
<p>Eastman fornì a sostegno anche un completo servizio di sviluppo: il possessore rimandava alla fabbrica la macchina fotografica e questa gli veniva restituita ricaricata e con 100 stampe montate su cartoncino. La macchina in America costava 25 dollari e il servizio 10. Lanciata con lo slogan &#8220;Voi premete il bottone, noi facciamo il resto&#8221;, il successo di questa macchina fotografica fu sensazionale. Miglioramenti e altre innovazioni si susseguirono rapidamente.</p>
<p>Eastman, però, era preoccupato per l&#8217;alto costo di fabbricazione della pellicola. Nel corso di ricerche per trovare un materiale che fosse flessibile come la carta e trasparente come il vetro, il suo chimico, Henry M. Reichenbach, si era occupato della raffinazione della spessa celluloide allora sul mercato in lastre.</p>
<p>Verso l&#8217;inizio del 1889 erano riusciti a perfezionare il metodo e un po&#8217; più tardi nello stesso anno venivano prodotte delle pellicole di celluloide trasparente sia per la Kodak che per le macchine fotografiche a rullini. Inoltre, sempre nel 1889, Eastman lanciò altre due macchine fotografiche, un nuovo modello della Kodak con un otturatore modificato (chiamato No. l), e un modello più grande che dava negativi di cm 8,9 di diametro.</p>
<p>Nel 1890 erano in commercio altri cinque modelli, due dei quali a soffietto, tutti a caricamento della pellicola in rullo in camera oscura; ma l&#8217;anno successivo mise in commercio tre modelli caricabili alla luce del giorno.</p>
<p>Tuttavia Eastman era ancora alla ricerca di modi per ridurre il prezzo. La risposta gli venne dal caricatore contenente la pellicola avvolta e nel 1895 fece la sua comparsa sul mercato la Packet Kodak, venduta per 5 dollari.</p>
<p>Merita rilevare che Eastman si spinse anche oltre: nel 1900 fece la sua comparsa un modello nuovo e più semplice progettato da Frank A. Brownell. Questa macchina era la Brownie, forse l&#8217;apparecchio più famoso della storia. Prendeva immagini nel formato di cm 6 x 6, su pellicole in caricatore; dava buone fotografie e costava l dollaro: questa era finalmente la fotografia messa a disposizione di tutti.</p>
<p>Ma mentre Eastman si occupava della conquista del nuovo mercato di massa avevano inizio le sofisticazioni nei vari settori della fotografia. La prima macchina fotografica binoculare, a obiettivi collegati per la messa a fuoco contemporanea, era stata costruita da R. &amp; J. Beck nel 1880; e nel 1888 S. D. McKellen brevettò la prima macchina reflex in cui lo specchio, collegato a un otturatore a tendina, veniva spostato automaticamente durante l&#8217;esposizione.</p>
<p>All&#8217;inizio di questo secolo le tappe sono state essenzialmente di perfezionamento e sviluppo piuttosto che di innovazione e invenzione: la Ermanox di precisione a lastra singola f Il ,8 (1924); la stupenda Leica, capostipite di tutte le macchine 35 mm (1925); la Rolleiflex di Franke e Heidecke (1928); la reflex mono-obiettivo 35 mm (anni Trenta); la Kodachrome nelle versioni 16 (1935) e 35 mm (1936); la Polaroid in bianco e nero (1947) e a colori (1963); e la Instamatic a caricatore 126 (1963).</p>
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		<title>I progressi della fotografia</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Sep 2007 13:24:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Bartolini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se il contributo di Daguerre alla diffusione della fotografia fu di vasta portata ma effimero, quello di Talbot fu poco diffuso ma sostanziale. Talbot consentì che il suo &#8220;calotipo&#8221; venisse adoperato da dilettanti e scienziati ma, come Daguerre, pretese che i professionisti gli pagassero un diritto di licenza. Malgrado ottenesse l&#8217;appoggio dei maggiori scienziati, perse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se il contributo di Daguerre alla diffusione della fotografia fu di vasta portata ma effimero, quello di Talbot fu poco diffuso ma sostanziale. Talbot consentì che il suo &#8220;calotipo&#8221; venisse adoperato da dilettanti e scienziati ma, come Daguerre, pretese che i professionisti gli pagassero un diritto di licenza.</p>
<p>Malgrado ottenesse l&#8217;appoggio dei maggiori scienziati, perse un&#8217;azione giudiziaria contro il fotografo londinese Laroche che, nel 1852, contestò l&#8217;affermazione di Talbot che il procedimento del &#8220;calotipo&#8221; fosse sostanzialmente identico a quello nuovo al collodio umido.</p>
<p>Il tribunale però riconobbe a Talbot il suo diritto a rivendicare la priorità dell&#8217;invenzione. Ma già prima della resa riluttante di Talbot, il suo procedimento era stato sostituito da quello al collodio umido (1851) di Frederick Scott Archer. Con questo metodo si rivestiva una lastra di vetro con una soluzione di nitrocellulosa contenente uno ioduro solubile, sensibilizzando poi la lastra con nitrato d&#8217;argento.<span id="more-396"></span></p>
<p>La lastra doveva essere esposta ancora bagnata, indi sviluppata in pirogallolo o in un sale ferroso. Sebbene incomodo, con scarsa latitudine di posa e difficile, il collodio umido diede ottimi risultati e portò direttamente alla nascita della fotografia d&#8217;attualità, di cui esempi notevoli sono le immagini della Guerra di Crimea, di Roger Fenton, e della Guerra Civile Americana, di Mathew Brady. Fu anchela causa della fine del dagherrotipo poiché risultava più economico e se ne ricavavano con facilità numerose copie.</p>
<p>Già sul finire del decennio 1860·70 anche la lastra umida era andata cadendo in disuso. Nel 1871 il fisico inglese Richard Leach Maddox ottenne risultati pratici con la prima lastra che utilizzava la gelatina per trattenere il bromuro d&#8217;argento; in meno di due anni l&#8217;emulsione alla gelatina fu in commercio e nel 1877 si potevano già avere lastre ad alta sensibilità in scatole pronte all&#8217;uso. . . .</p>
<p>Il nuovo materiale era sufficientemente sensibile per cogliere oggetti in moto purché le fotocamere fossero corredate di un otturatore istantaneo. Quando la carta al bromuro permise di ottenere ingrandimenti, in Inghilterra e negli Stati Uniti s affermarono le lastre da 31/4 x 41J2 e da 4 x 5 pollici alle qual facevano riscontro sul continente europeo quelle da 9 x 12 cm.</p>
<p>I nuovi modelli, leggeri, compatti e di impiego relativamente facile, erano di quattro tipi principali: a dorso inte&#8217; cambiabile, a magazzino, a pellicola in rullo e reflex. La macchina fotografica a dorso intercambiabile, che comparve verso il 1850, conteneva circa una dozzinadi lastre di vetro o di pellicole tagliate in misura, contenute In una scatola di ricambio separata, fissata alla fotocamera, consetendo di effettuarne la sostituzione alla luce del giorno.</p>
<p>La macchina fotografica a magazzino raccoglieva da 12 a 40 lastre o pellicole tagliate in misura, in un caricatore contenuto entro la macchina stessa, con la lastra che, dopo ciascuna esposizione, veniva cambiata con diversi sistemi, generalmente lasciando cadere la lastra adoperata sul fodo dell&#8217;apparecchio.</p>
<p>Le macchine fotografiche a pellicola in rullo usano pellicole flessibili al posto delle lastre di vetro o delle pellicole tagliate in misura.</p>
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		<title>I pionieri della Fotografia</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Sep 2007 13:13:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Bartolini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se intendiamo parlare di una immagine durevole prodotta con l&#8217;azione diretta della luce, si può affermare che chi fece la prima vera fotografia fu Joseph Nicéphore Niepce, il quale dopo dieci anni di esperimenti riuscì nel 1822 a ottenere una veduta dalla finestra del suo attico a Chalon-sur-Saòne. Questo inventore della Borgogna, che viveva appartato, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se intendiamo parlare di una immagine durevole prodotta con l&#8217;azione diretta della luce, si può affermare che chi fece la prima vera fotografia fu Joseph Nicéphore Niepce, il quale dopo dieci anni di esperimenti riuscì nel 1822 a ottenere una veduta dalla finestra del suo attico a Chalon-sur-Saòne.</p>
<p>Questo inventore della Borgogna, che viveva appartato, si era da un decennio circa interessato alla produzione di immagini ottenute con l&#8217;azione della luce su materiali sensibili dopo aver iniziato a lavorare in litografia.</p>
<p>I suoi primi tentativi consistevano in deboli negativi ottenuti su carta trattata con cloruro d&#8217;argento e scarsamente fissati con acido nitrico; poi, nel 1826, adottò una vernice bituminosa (bitume di Giudea) su vetro con una miscela di oli per fissare l&#8217;immagine.<span id="more-395"></span></p>
<p>Fu con quest&#8217;ultimo procedimento che ritrasse dei fabbricati dalla sua stanza, con una posa di 8 ore. Questo procedimento non era però adatto alla normale fotografia, e per giungere alla grande scoperta fu necessario attendere un personaggio molto più mondano: Louis Daguerre.</p>
<p>Questo avvenne nel 1835 allorché Daguerre per puro caso mise da parte in un armadio una lamina d&#8217;argento iodurato impressionata, ma che non mostrava segni di un&#8217;immagine. Quando riaprì l&#8217;armadio si accorse che la lastra presentava un&#8217;immagine sviluppata.</p>
<p>Da questo episodio si formò la favola che il misterioso agente di sviluppo (vapori di mercurio) fosse sfuggito da un termometro che si era rotto; è invece più probabile che Daguerre fosse andato per eliminazione per trovare l&#8217;elemento in questione. Con l&#8217;anno 1837 aveva oramai normalizzato il procedimento che prevedeva l&#8217;uso di lastre di rame argentate, rivestite di iodio sublimato, e lo sviluppo dell&#8217;immagine latente disponendo la lastra sopra del mercurio riscaldato; l&#8217;immagine veniva resa durevole solo con il lavaggio in una soluzione calda di sale da cucina. Nell&#8217;agosto del 1839 egli vendette la sua invenzione, il dagherrotipo, al governo francese che gli garantì una pensione annua di 6000 franchi vita natural durante.</p>
<p>Anche se i primi dagherrotipi non erano buoni (l&#8217;immagine era invertita da sinistra a destra, il contrasto scarso e la durata dell&#8217;esposizione di 15-30 minuti), i progressi successivi furono rapidi: la sensibilità delle lastre venne aumentata adoperando bromuro d&#8217;argento, l&#8217;aggiunta di prismi all&#8217;obiettivo permise di raddrizzare l&#8217;immagine, infine l&#8217;introduzione di oro nel procedimento di fissaggio conferì al metallo quel tono violaceo intenso che diventò famoso.</p>
<p>Ma la maggiore innovazione fu applicata dal matematico ungherese Joseph Petzval che nel 1840, a Vienna, fabbricò un nuovo obiettivo (acromatico). Con un diaframma di f/3,7, risultava 30 volte più rapido dell&#8217;obiettivo Chevalier, sicché si poté ridurre in modo drastico i tempi di esposizione determinando la rapida diffusione del dagherrotipo, anzi della fotografia, In termini pratici, però, si trattava di un&#8217;invenzione sbaglia ta, visto che poteva fornire un unico positivo, cioè una sola immagine.</p>
<p>Sebbene l&#8217;introduzione dei dagherrotipi sia state abilmente orchestrata e con essa la nascita della fotografia fu l&#8217;inglese Fox Talbot ad inventare il primo procediment( per ottenere con facilità dalla lastra originale un numerI qualsiasi di copie. &#8220;È motivo di gioia poter essere il primo i superare una montagna&#8221; scrisse nell&#8217;introduzione a The pencil of nature, che documentava il suo contributo.</p>
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