set
01
2010
La rilevanza dell’ ottica Come in analogico le proprietà dell’ottica condizionano la ripresa digitale, iniziando dalla focale. La suddivisione classica è tra focali grandangolari, normali e tele. Ci sono poi obiettivi specifici per ambiti di scatto particolari: zoom, macro, decentrabili, basculanti, con controllo della sfocatura. La profondità di campo e l’angolo di campo sono condizionati dalla lunghezza focale: maggiore è la focale e minore è l’area a fuoco davanti e dietro al piano di fuoco. Più grande è¨ la focale e più piccolo è l’angolo di visione della scena. A ciò si somma l’ accrescimento apparente della lunghezza focale dell’ ottica nel momento in cui si utilizzano sensori di dimensione inferiore al formato 24 x 36mm. Il piano di messa a fuoco é uno, e uno solamente. Ciò che percepiamo come nitido davanti e dietro di esso è solo per il fatto che l’occhio non riesce a selezionare la sfocatura dei punti sui piani vicini a quello a fuoco. La distanza di osservazione è sostanziale, così come la dimensione dei pixel. Chiudendo il diaframma cresce la profondità di campo, in quanto il cerchio di confusione dell’ottica è¨ talmente ridotto da non essere rilevato.
ago
29
2010
Una specie di ripulitura digitale Le Correzioni ottiche costituiscono quegli interventi volti a risolvere difetti dell’immagine che sono causati dall’ottica impiegata. Qualcuno di tali difetti può nascere non solamente dall’obiettivo in quanto tale, ma anche a causa del fatto che viene impiegato su un sensore e non sulla pellicola. Accade che il fotografo digitale, armato di schermi ed applicativi in grado di analizzare al 1600% un fotogramma, si fissi su questioni a dire il vero di ben poco conto. Esaminiamo in un altro articolo la correzione della distorsione laterale, della vignettatura e della aberrazione cromatica, la sistemazione a posteriori della profondità di campo e la gestione della nitidezza.
ago
26
2010
Una nuova coalizione tra analogico e il digitale La trasformazione in bianconero rientra tra le tecniche di correzione colore. Trasformare in bianconero non è unicamente sottrarre saturazione ad uno scatto, tanto meno convertirlo in scala di grigi. Convertire in bianconero significa innanzitutto, avendo a disposizione il file Raw, introdurre la filtratura cromatica della ripresa classica. La tecnica digitale è¨ di immenso aiuto, consentendo di controllare la luminosità ed il contrasto complessivi attraverso l’istogramma. La possibilità di fotografare in Raw ha reso molto flessibile una metodologia che sembrava lontana dal digitale ma che, viceversa, si è¨ dimostrato un alleato di insospettate possibilità espressive.
ago
19
2010
La ricerca della nitidezza
Incrementando la nitidezza attraverso lo Sharpening si dà maggiore risalto ai bordi dei particolari dell’ immagine. In questa maniera tuttavia si finisce per marcare il rumore, che viene preso come dettaglio fine. Perciò si cerca di evitare il’ manifestarsi di rumore, e innanzitutto sui particolari più piccoli, nelle fotografie destinate a notevole elaborazione, come quelle di still-life o di beauty che necessitano di una notevole nitidezza.
ago
18
2010
Agli estremi – L’importante sta ai lati!
L’istogramma squilibrato verso destra o verso sinistra segnala un’immagine in prevalenza chiara o scura. E’ indice di assenza di dati, anche se può essere una scelta ponderata; si faccia riferimento agli scatti Hi-Key (toni alti) o Low-Key (toni bassi). Generalmente è il fotografo a dover interpretare le l’istogramma, in base alla sua conoscenza. Un rivelatore della qualità dell’ immagine può essere raffigurato dall’addensarsi di molti pixel alle estremità del diagramma, attraverso una curva tagliata alle estremità . E’ quindi plausibile che nelle luci (a destra) o nelle zone d’ombra (a sinistra) ci siano zone del tutto bianche o nere, in cui non ci sarà la possibilità di scorgere particolari.
ago
16
2010
La questione del colore
Il colore è ricostruito dal processore elaborando le informazioni RGB
Ragionando sulla formazione del colore digitale abbiamo affermato che questo viene ricostruito ed interpretato dal processore che elabora le informazioni RGB provenienti dal filtro di Bayer. In che modo ciò avvenga dipende dalla tipo di progetto e cambia da macchina fotografica a macchina fotografica, perfino di uno stesso costruttore. La stessa cosa è vera per periferiche di ingresso come gli scanner, e di uscita come le stampanti, i monitor oppure i videoproiettori. Ciononostante un colore di riferimento c’è.
Il colore di riferimento è quello definito dal CIE, in base a un osservatore umano standard, schematizzato nel Diagramma di Cromaticità .
Il sistema di coordinate più appropriato per descriverlo è il metodo Lab. Ciascun colore ha quindi una definizione Lab, che è autonomo dal apparecchio che lo genera, e a questo macchine fotografiche e monitor dovrebbero attenersi.
Calibrare e profilare Non solo la medesima cosa
Sono due le operazioni che servono ad ottimizzare il colore delle nostre apparecchiature. La calibrazione punta a sfruttare al massimo la resa cromatica della nostra macchina, conservando neutralità di bianco, nero e toni di grigio. La profilazione da invece una definizione numerica di come il colore dell’ apparecchio si discosta dallo standard CIE-Lab. Il profilo comunica il colore fra un apparecchio e l’altro e definisce le tonalità gestibili, il suo spazio colore o gamut. Diversi dispositivi hanno diversi spazi colore, taluni più ampi, alcuni più ristretti.
Il programma che gestisce le conversioni di colore fra profili è il CMS: Color Management System. Esso può lavorare a livello di sistema operativo, o dentro al programma di elaborazione. Usando Photoshop è conveniente appoggiarsi al CMS interno.
ago
16
2010
Il Rilievo delle curve – Uno strumento molto evoluto
Lo strumento chiamato Curve ha l’ enorme merito, in confronto ai Livelli, di operare sia in maniera lineare, che non lineare; in più consente l’ intervento su qualsiasi intervallo di luminosità e non solo su bianchi, neri e mezzi toni.
Variando lo’ sviluppo della bisettrice nel diagramma delle Curve è¨ facile definire la nuova mappatura di ciascun livello, e con questo infiniti intervalli di contrasto. La qualità dello strumento Cuve sta nella progressività delle correzioni, che consente di avere naturalezza nei passaggi tonali.
Le Curve permettono una serie di benefici. Consentono di correggere l’intervallo di uscita, sono in grado di affidarsi a selettori diretti sul fotogramma, possono essere tracciate a mano libera oppure con maniglie di controllo. Le curve permettono anche di operare sui canali RGB, diventando un poderoso strumento di controllo del colore.
ago
16
2010
Può essere aggiustata attraverso programmi o lavorando sui canali L’aberrazione cromatica , così come la vignettatura, è un problema vecchio per la fotografia. Può essere di due tipologie: assiale o laterale; con la prima le componenti RGB della luce sono a fuoco in punti diversi lungo l’asse ottico, invece con l’aberrazione cromatica laterale le differenti lunghezze d’onda sono a fuoco in punti differenti del piano focale. Quest’ ultima viene percepita con aspetto di aloni colorati ai bordi, altrimenti come deviazione cromatica della parte di fotogramma interessata; avviene con maggiore energia ai bordi dell’ immagine. Per diminuirne gli effetti i progettisti inseriscono adeguati gruppi ottici apocromatici. L’aberrazione cromatica può essere diminuita agendo sui canali. I singoli canali RGB registrano difatti dati non completamente sovrapponibili, a causa dell’aberrazione ottica. Aggiustando i canali, a patto di di sapere il valore della relativa deformazione, è¨ possibile rimuovere il difetto, specialmente lavorando in Raw. Il Purple Fringing (le frange viola) è un’aberrazione che si può ascrivere alle microlenti che sono sul sensore. Il Blooming viene frequentemente confuso con questo fenomeno poichè lo esalta, rendendolo più percettibile.
ago
15
2010
ELEMENTI DEGLI OBIETTIVI OTTICI
Tutte le ottiche, siano essi quelli intercambiabili di una fotocamera reflex o quelli fissi di una compatta o di una ibrida, sono composti da una successione di lenti singole, definite “elementi”. Gli elementi possono essere di due tipologie: divergenti o convergenti. Ambedue i tipi di elementi sfruttano il fatto che nel momento in cui la luce passa attraverso il vetro (oppure la plastica trasparente) con pareti non paralleli, essa modifica direzione. In un ottica convergente, la luce si inclinerà di più nelle parti più sottili (quella superiore e quella al di sotto) dell’ ottica che in mezzo è più spesso. In questa maniera l’ immagine converge alla volta di un punto (definito punto focale) ad una determinata distanza dall’ obbiettivo e, se mantenuta, continuerà a creare un’ immagine rovesciata su ciascuna area, come un sensore d’ immagine. Ciononostante, a causa delle aberrazioni ottiche che derivano da una sola lente convergente, l’obiettivo usa una sequenza di elementi divergenti e convergenti per provare a rettificare quanto più possibile queste deviazioni. Ulteriori elementi sono utilizzati per modificare la lunghezza focale di un ottica. Il numero e la forma precisa degli elementi di un ottica, congiuntamente allo spazio in mezzo a ciascun elemento ed il tipo di vetro o plastica usata per la loro costruzione, sono decisi dal tecnico, che utilizzerà un computer per garantire che tutte le misurazioni siano accurate il più possibile. I componenti di vetro vengono rifiniti e lucidati, tutti gli elementi di plastica vengono plasmati sino a ottenere una tolleranza assai elevata, prima di essere ricoperti con sostanza anti-riflesso. Successivamente sono assemblati nel barilotto dell’ ottica assieme al diaframma ad iride (che controlla l’ apertura), e conseguentemente sono tutti allineati otticamente. La struttura globale deve permettere agli elementi ottici di muoversi in modalità controllato, di modo che l’ ottica possa porre a fuoco in modo accurato e lineare e, dove inevitabile, consenta una alternanza nella lunghezza focale, nel caso in cui ottiche con zoom. quando si pensa alla sofisticata tolleranza e alla precisa ingegneria utilizzata per costruire un ottica e si considera che debba essere sufficientemente solido da sopportare lievi urti, non sorprende che possa costare notevolmente.
ago
08
2010
Ambizioni mancate
Una variante del Jpeg è il Jpeg2000, elaborato per una più alta compressione, pur con una più alta qualità . Il Jpeg2000 permette di avere fotografie a 16 bit colore per canale e per la compressione approfitta della presenza di aree di colore omogeneo dentro al file. Sfortunatamente è¨ assoggettato a diritti di utilizzo che ne hanno impedito la divulgazione su ampia scala.
giu
01
2010
Le diverse lunghezze d’onda, cioè i diversi colori, sono rifratte in modo differente dal vetro delle lenti. Di conseguenza vanno a fuoco su piani diversi. L’aberrazione cromatica è proprio questa: è l’imperfetta sovrapposizione, su di un unico piano di messa a fuoco, di differenti colori.
Influisce quindi, se è particolarmente vistosa, con sfrangiature colorate in corrispondenza ad esempio di spigoli molto marcati e, in generale, provoca una diminuzione della nitiòezza. Per correggere al meglio il difetto, succede che i progettisti si servano di vetri speciali, ad esempio ad alto indice di rifrazione e bassa dispersione delle differenti lunghezze d’onda.
giu
01
2010
Occorre sapere distinguere tra distorsione vera e propria e deformazione prospettica.
Normalmente succede che scattando immagini ad edifici, ed inclinando la fotocamera per inquadrarli completamente, si verifichi un effetto di convergenza degli spigoli delle case.
Non è questa la distorsione ottica; si tratta infatti di una deformazione prospettica, che tra l’ altro non si verifica se si tiene la macchina fotografica con il piano pellicola parallelo alla facciata del!’ edificio oppure se si ricorre ad un obiettivo specialistico, decentrabile.
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mag
30
2010
È legata al tipo di progettazione dell’obiettivo.
Consiste nel fatto che i punti della scena vanno a fuoco su di una superficie curva e non su di una superficie piana. Come è facile intuire, si tratta di una aberrazione che normalmente è molto bene corretta negli obiettivi di tipo macrofotografico, destinati a scattare immagini di superfici piane in occasione della riproduzione di documenti.
È invece spesso trascurata, e dunque “non” è un’ aberrazione particolarmente ben corretta, sulle ottiche superluminose che sono evidentemente destinate ad altre esigenze. Quella della curvatura di campo è una aberrazione difficile da correggere, espressamente legata alla specifica progettazione di ogni obiettivo.
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mag
29
2010
L’aberrazione di astigmatismo è causata da una imprecisa proiezione dei punti dell’immagine, che sono spostati rispetto all’asse ottico dell’obiettivo e, sul piano pellicola, vengono registrati su piani differenti.
Ciò che accade, in realtà, è che ciascun singolo punto non risulta registrato esattamente come “punto” ma come micro-segmento. Non basta: accade anche che due punti tra loro separati risultino registrati su piani diversi e dunque non risultino contemporaneamente a fuoco sulla pellicola o sul sensore.
Ci si chiede se chiudendo il diaframma le cose migliorino e anche questa volta la risposta è no: il diaframma non modifica questa aberrazione. Però è utile chiuderlo, ugualmente, perché aumentando la profondità di fuoco sul piano pellicola le imprecisioni di registrazione si confondono meglio tra loro e dunque il difetto appare meno evidente.
mag
29
2010
È un difetto particolarmente fastidioso.
Questa aberrazione è simile a quella che abbiamo definito aberrazione sferica, ma è originata da raggi di luce obliqui. Il nome “coma” deriva da cometa. In pratica significa che la miriade di punti che dovrebbe ricreare sulla pellicola un pur piccolo punto luminoso non è registrata come punto ma è deformata con una coda, appunto con effetto cometa. Questa aberrazione incide sulla nitidezza ed è, tipicamente, molto evidente nelle foto notturne.
Osservando bene alcune foto afflitte dall’aberrazione di coma si noterà ad esempio che alcune luci, magari i lampioni a margine dell’inquadratura, non appariranno come punti luminosi ma piuttosto come piccole comete. In molti casi l’effetto sarà vistoso al punto che appariranno piccole farfalle luminose. Anche qui, per fortuna, al fotografo è lasciata la possibilità di intervenire: diaframmando il difetto si riduce.
mag
28
2010
La “sferica” è il difetto più comune. È spesso presente nelle ottiche caratterizzate da schemi progettuali semplici ed economici. E’ causata dalla curvatura sferica delle lenti che porta a fuoco i raggi marginali su di un piano più vicino all’obiettivo 11spetto a quello che invece è raggiunto dai raggi che passano invece vicino al centro. Causa un effetto di perdita di nitidezza. Per fortuna, ribadiamo, è sensibile alla chiusura di diaframma: diaframmando a valori più chiusi il difetto si riduce, normalmente fino a scomparire.
mag
28
2010
Il mio obiettivo è migliore del tuoi Ma sarà vero? Distinguere non è semplice.
Le prestazioni ottiche ad esempio variano molto a seconda dell’apertura di diaframma e delle stesse caratteristiche del soggetto inquadrato. Un esempio: è inutile lamentarsi di un’ ottica, se si notano differenze di nitidezza tra il centro ed il bordo dell’immagine, se per una ripresa sostanzialmente di macrofotografia è stato usato un obiettivo extraluminoso. Infatti i superluminosi non sono di solito progettati per garantire una elevata planeità di campo nitido, prestazione tipica delle ottiche macro.
mag
26
2010
L’originale di partenza è un’immagine a colori.
È una immagine di stock, scattata nel deserto con una fotocamera professionale. Una volta scaricata,mi sono posto il dubbio di come sarebbe stata in bianco e nero? Detto, fatto.
Ho duplicato il file nel computer ed ho avviato il programma Adobe Photoshop, per intervenire con una trasformazione, non occorre necessariamente photoshop, vanno bene anche gli altri software di fotoritocco ed editing.
feb
04
2008
Da qualche tempo ho scoperto cubelite un vero e proprio studio portatile, in realtà non è nulla di complicato, si basa essenzialmente sul principio delle tende canadesi moderne, solo che le pareti altro non sono che dei grandi diffusori di luce.
Lo trovo molto pratico sia per il piccolo still-life in studio, il controllo e la diffusione della luce sono assolutamente perfetti e si riescono a fotografare oggetti di piccole e medie dimensioni con molta praticità.
Può essere molto utile anche in esterno quando si voglia isolare il soggetto dal contesto, sarà sufficente portarsi dietro qualche cartoncino per ottenere degli ottimi scatti.
L’ho usato anche in luce ambiente, e devo dire che funziona benissimo anche in queste condizioni, ovviamente il controllo della luce non sarà perfetto come in studio ma la diffusione è comunque ottima.
Questo accessorio non è proprio economico, però ritengo che sia molto pratico e che valga assolutamente il suo prezzo.
feb
01
2008
Fare fotografia per molti equivale ad un lavoro in esterno, la maggiorparte delle persone “normali” cioè non professionisti, e non fotoamatori evoluti, si ritrova quasi sempre a misurarsi con condizioni di luce qusi totalmente fuori dal proprio controllo.
Il mio personalissimo consiglio è quello di evitare le ore del giorno nelle quali il sole è più a picco, si ottengono foto piuttosto piatte ed i paesaggi non danno il meglio di se, quindi è bene scattare durante le prime ore del mattino oppure a pomeriggio inoltrato, questo ovviamente vale per le giornate soleggiate.
Cercate sempre di evitare il controluce, a meno che non sia proprio quello l’effetto che state cercando, in questo caso si dovrà fare molta attenzione all’esposizione, sulle luci per ottenere effetti silouette oppure sul soggetto per riuscire a definire bene i suoi dettagli. Altra cosa a cui prestare la massima attenzione sono le ombre che interferiscono col soggetto, l’ombra di un’albero o di un cespuglio per il nostro occhio può non essere molto significativa, ma il sensore, o la pellicola, la registrano come una enorme macchia scura che rovina irrimediabilmente la fotografia.
A volte può essere molto utile l’so del flash, ma attenzione a non esagerare pena ottenere degli scatti decisamente surreali. Per chi può disporre di pannelli riflettenti decisamente le cose vanno meglio, questi ultimi infatti riescono a schiarire con dolcezza le ombre, senza alterare la percezione visiva dei colori.
In definitiva all’esterno, dove non si possono orientare le luci è buona regola, quando possibile, muovere soggetto e punto di ripresa per porsi nelle condizioni di illuminazione ottimali, quando è necessario per forza far entrare qualcosa di fisso nell’inquadratura (come un edificio o un paesaggio) io di solito effettuo un sopralluogo per stabilire l’ora di luce migliore per quel soggetto e ritorno il giorno successivo per scattare.
gen
15
2008
Leggevo giuso ieri un articolo su Tuttifotografi di gennaio 2008 un interessante articolo sulla costruzione di una “scatola nera” un ottima tecnica per ottenere delle immagini molto interessanti.
Quello di cui voglio parlare non è però lo specifico dell’oggeto, per il quale vi rimando alla lettura dell’ottimo articolo di Gerardo Bonomo che descrive in ogni dettaglio l’idea nata a Guido Amato a me interessa invece l’aspetto artigianale del lavoro di fotografo.
Spesso ci si trova di fronte a problemi di ripresa particolari, magari non si sa come tener fermo un soggetto, oppure non riusciamo bene a capire come fare per ottenere certe particolari immagini, pensiamo ad esempio alle trappole fotografiche inventate dai fotografi naturalisti, oppure, sempre parlando di fotografi naturalisti, ai vari metodi di mimetizzazione. Leggi Tutto »
set
07
2007
La sensibilità nominale di una pellicola quella che il fabbricante raccomanda essere sviluppata in un rivelatore che I migliori risultati. Se si sviluppa in rivela più energici o in quelli capaci di dare grana più fina, bisogna compensare la sensibilità della pellicola, consentendo alla pellicola stessa di ampliare la propria versatilità.
Così, il rivelatore standard per la pellicola Ilford di media rapidità FP4 è l’ID11 che dà i 125 ASA nominali, ma lo sviluppi rivelatori a grana fina come il Perceptol, vuole che si aumenti l’esposizione di diaframma, regolandola a 64 ASA, mentre invece per rivelatori che abbiano un rapporto rapidità/grana, come il Microphen, bisogna ridurre l’esposizione di 2/3 regolandola a 200 ASA. Leggi Tutto »
set
07
2007
Pellicola di media sensibilità
Se c’è una pellicola che vada bene al fotografo tuttofare in ogni stagione e soggetto, quella è il tipo di media rapidità. Per fotografare in condizione di ambiente soleggiato, limpido, occorre una esposizione di 1/250 di secondo con f /11. Il movimento rapido può essere ripreso con facilità anche in condizioni di luce debole, aumentando il diaframma. Le riprese che implicano una notevole profondità di campo non dovrebbero aver bisogno di un tempo tanto lungo da richiedere l’uso di un treppiede. Se lo sviluppo è eseguito secondo le istruzioni, la grana non dovrebbe essere rilevabile su una stampa di cm 24 x 30 e neppure creare dei problemi se si prolunga lo sviluppo per aumentare il contrasto. Leggi Tutto »
set
07
2007
Grana
Quanto più la pellicola è sensibile, tanto più grossa è la grana. Per quanto i fabbricanti cerchino di migliorare le loro pellicole, non possono evitare il fatto fisico per cui la dimensione dei singoli granuli di alogenuro d’argento nell’emulsione è inferiore nelle pellicole lente che in quelle rapide. Tanto l’esposizione quanto il grado e il tipo di sviluppo esercitano un’influenza sull’aggregazione di questi granuli che si evidenzia poi nella stampa.
Latitudine
La capacità di una pellicola a fornire un risultato accettabile quando l’esposizione è maggiore o minore di quella che sarebbe rigorosamente corretta è più ampia con le pellicole più sensibili. Le pellicole di questo tipo possono tollerare una sottoesposizione o una sovraesposizione di diversi diaframmi e purtuttavia fornire stampe accettabili. Per ricavare il meglio dalle pellicole meno sensibili (o lente), queste hanno bisogno di un’esposizione e di uno sviluppo più accurati.
Contrasto
Per quanto sia notevolmente influenzato dallo sviluppo, anche il contrasto è strettamente correlato alla sensibilità della pellicola e, nelle pellicole lente, si viene rivelando più presto che in quelle rapide.
set
07
2007
Il fattore che sta alla base di una pellicola è la sua sensibilità alla luce, detta anche “rapidità”. Questa è indicata da una scritta che appare sulla confezione ed è espressa in valori ASA o DIN (spesso sono indicati entrambi, per es. 125 ASA/22 DIN).
Per riportare la scelta sul’ terreno pratico possiamo immaginare che le pellicole in bianco e nero di uso generale possono essere raggruppate in tre fasce di sensibilità: bassa o lenta, media, alta o rapida.
Prendendo per motivi di comodo la scala dei valori ASA, questa si può su per giù suddividere in bassa da 20 a 50 ASA, media da 80 a 125 ASA, alta o rapida da 200 a 1250 ASA. Le pellicole più vendute tra le medie sono le 125 ASA e tra le rapide le 400 ASA. Leggi Tutto »