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Una nuova coalizione tra analogico e il digitale La trasformazione in bianconero rientra tra le tecniche di correzione colore. Trasformare in bianconero non è unicamente sottrarre saturazione ad uno scatto, tanto meno convertirlo in scala di grigi. Convertire in bianconero significa innanzitutto, avendo a disposizione il file Raw, introdurre la filtratura cromatica della ripresa classica. La tecnica digitale è¨ di immenso aiuto, consentendo di controllare la luminosità  ed il contrasto complessivi attraverso l’istogramma. La possibilità  di fotografare in Raw ha reso molto flessibile una metodologia che sembrava lontana dal digitale ma che, viceversa, si è¨ dimostrato un alleato di insospettate possibilità  espressive.

L’originale di partenza è un’immagine a colori.
È una immagine di stock, scattata nel deserto con una fotocamera professionale. Una volta scaricata,mi sono posto il dubbio di come sarebbe stata in bianco e nero? Detto, fatto.
Ho duplicato il file nel computer ed ho avviato il programma Adobe Photoshop, per intervenire con una trasformazione, non occorre necessariamente photoshop, vanno bene anche gli altri software di fotoritocco ed editing.

La sensibilità nominale di una pellicola quella che il fabbricante raccomanda essere sviluppata in un rivelatore che I migliori risultati. Se si sviluppa in rivela più energici o in quelli capaci di dare grana più fina, bisogna compensare la sensibilità della pellicola, consentendo alla pellicola stessa di ampliare la propria versatilità.

Così, il rivelatore standard per la pellicola Ilford di media rapidità FP4 è l’ID11 che dà i 125 ASA nominali, ma lo sviluppi rivelatori a grana fina come il Perceptol, vuole che si aumenti l’esposizione di diaframma, regolandola a 64 ASA, mentre invece per rivelatori che abbiano un rapporto rapidità/grana, come il Microphen, bisogna ridurre l’esposizione di 2/3 regolandola a 200 ASA. Leggi il resto di questo articolo »

Pellicola di media sensibilità

Se c’è una pellicola che vada bene al fotografo tuttofare in ogni stagione e soggetto, quella è il tipo di media rapidità. Per fotografare in condizione di ambiente soleggiato, limpido, occorre una esposizione di 1/250 di secondo con f /11. Il movimento rapido può essere ripreso con facilità anche in condizioni di luce debole, aumentando il diaframma. Le riprese che implicano una notevole profondità di campo non dovrebbero aver bisogno di un tempo tanto lungo da richiedere l’uso di un treppiede. Se lo sviluppo è eseguito secondo le istruzioni, la grana non dovrebbe essere rilevabile su una stampa di cm 24 x 30 e neppure creare dei problemi se si prolunga lo sviluppo per aumentare il contrasto. Leggi il resto di questo articolo »

Grana

Quanto più la pellicola è sensibile, tanto più grossa è la grana. Per quanto i fabbricanti cerchino di migliorare le loro pellicole, non possono evitare il fatto fisico per cui la dimensione dei singoli granuli di alogenuro d’argento nell’emulsione è inferiore nelle pellicole lente che in quelle rapide. Tanto l’esposizione quanto il grado e il tipo di sviluppo esercitano un’influenza sull’aggregazione di questi granuli che si evidenzia poi nella stampa.

Latitudine

La capacità di una pellicola a fornire un risultato accettabile quando l’esposizione è maggiore o minore di quella che sarebbe rigorosamente corretta è più ampia con le pellicole più sensibili. Le pellicole di questo tipo possono tollerare una sottoesposizione o una sovraesposizione di diversi diaframmi e purtuttavia fornire stampe accettabili. Per ricavare il meglio dalle pellicole meno sensibili (o lente), queste hanno bisogno di un’esposizione e di uno sviluppo più accurati.

Contrasto

Per quanto sia notevolmente influenzato dallo sviluppo, anche il contrasto è strettamente correlato alla sensibilità della pellicola e, nelle pellicole lente, si viene rivelando più presto che in quelle rapide.

Il fattore che sta alla base di una pellicola è la sua sensibilità alla luce, detta anche “rapidità”. Questa è indicata da una scritta che appare sulla confezione ed è espressa in valori ASA o DIN (spesso sono indicati entrambi, per es. 125 ASA/22 DIN).

Per riportare la scelta sul’ terreno pratico possiamo immaginare che le pellicole in bianco e nero di uso generale possono essere raggruppate in tre fasce di sensibilità: bassa o lenta, media, alta o rapida.

Prendendo per motivi di comodo la scala dei valori ASA, questa si può su per giù suddividere in bassa da 20 a 50 ASA, media da 80 a 125 ASA, alta o rapida da 200 a 1250 ASA. Le pellicole più vendute tra le medie sono le 125 ASA e tra le rapide le 400 ASA. Leggi il resto di questo articolo »

La scelta della pellicola in bianco e nero, come per molti altri campi della fotografia, è ben lontana dall’essere una scienza esatta. Per fortuna le pellicole attuali sono talmente docili che ciascun tipo è in grado di far fronte a un’ampia gamma di possibilità fotografiche, di soggetti e di condizioni di illuminazione, per cui è ben raro che una scelta non appropriata si concluda in modo disastroso, soprattutto se si decide in favore di una pellicola di media sensibilità.

I fattori principali che guidano la scelta sono:

1) sensibilità della pellicola,
2) formato,
3) lunghezza (in numero di pose per rullo) e
4) marca.

Quindi un fotografo che chiede di avere “un caricatore di FP4 da 36 pose 35 mm” ha chiaramente precisato ciò che desidera, dato che l’FP4 è la pellicola di media sensibilità della IIford, da 125 ASA.