Archivio di settembre, 2007

set 07 2007

Tirare una pellicola

Scritto da: Marcello Bartolini Categoria: Bianco e nero,Tecnica

La sensibilità nominale di una pellicola quella che il fabbricante raccomanda essere sviluppata in un rivelatore che I migliori risultati. Se si sviluppa in rivela più energici o in quelli capaci di dare grana più fina, bisogna compensare la sensibilità della pellicola, consentendo alla pellicola stessa di ampliare la propria versatilità.

Così, il rivelatore standard per la pellicola Ilford di media rapidità FP4 è l’ID11 che dà i 125 ASA nominali, ma lo sviluppi rivelatori a grana fina come il Perceptol, vuole che si aumenti l’esposizione di diaframma, regolandola a 64 ASA, mentre invece per rivelatori che abbiano un rapporto rapidità/grana, come il Microphen, bisogna ridurre l’esposizione di 2/3 regolandola a 200 ASA. Leggi Tutto »

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set 07 2007

Scegliere la pellicola

Scritto da: Marcello Bartolini Categoria: Bianco e nero,Tecnica

Pellicola di media sensibilità

Se c’è una pellicola che vada bene al fotografo tuttofare in ogni stagione e soggetto, quella è il tipo di media rapidità. Per fotografare in condizione di ambiente soleggiato, limpido, occorre una esposizione di 1/250 di secondo con f /11. Il movimento rapido può essere ripreso con facilità anche in condizioni di luce debole, aumentando il diaframma. Le riprese che implicano una notevole profondità di campo non dovrebbero aver bisogno di un tempo tanto lungo da richiedere l’uso di un treppiede. Se lo sviluppo è eseguito secondo le istruzioni, la grana non dovrebbe essere rilevabile su una stampa di cm 24 x 30 e neppure creare dei problemi se si prolunga lo sviluppo per aumentare il contrasto. Leggi Tutto »

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set 07 2007

La Tradizione Fotografica

La grande controversia sulla fotografia, se cioè potesse emulare la pittura o, addirittura, se è o non è una forma d’arte, si accese praticamente dal momento in cui Daguerre presentò le sue prime immagini. In principio pareva che i fotografi volessero limitarsi a registrare quello che c’era, ma ben presto alcuni esponenti vollero emulare la pittura dell’epoca.

Particolari tecniche per raggiungere lo scopo furono messe a punto da Oscar Rejlander e Henry Peach Robinson. La discussione infuriò nella seconda metà del XIX secolo. La fotografia deve riprodurre o interpretare?

La fotografia era un mezzo grafico o una forma d’arte? La battaglia si accese, favorendo la formazione di due gruppi importanti: The Linked Ring (L’anello legato), sorto in Inghilterra nel 1892 e guidato da Robinson e George Davison, e Photo-Secessior: (Secessione fotografica), sorto in America dieci anni dopo che esercitò maggiore influenza, guidato da Alfred Stieglitz E che includeva Alvin Langdon Coburn e Edward Steichen. Leggi Tutto »

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set 07 2007

Grana, latitudine e contrasto pellicola bianco e nero

Scritto da: Marcello Bartolini Categoria: Bianco e nero,Tecnica

Grana

Quanto più la pellicola è sensibile, tanto più grossa è la grana. Per quanto i fabbricanti cerchino di migliorare le loro pellicole, non possono evitare il fatto fisico per cui la dimensione dei singoli granuli di alogenuro d’argento nell’emulsione è inferiore nelle pellicole lente che in quelle rapide. Tanto l’esposizione quanto il grado e il tipo di sviluppo esercitano un’influenza sull’aggregazione di questi granuli che si evidenzia poi nella stampa.

Latitudine

La capacità di una pellicola a fornire un risultato accettabile quando l’esposizione è maggiore o minore di quella che sarebbe rigorosamente corretta è più ampia con le pellicole più sensibili. Le pellicole di questo tipo possono tollerare una sottoesposizione o una sovraesposizione di diversi diaframmi e purtuttavia fornire stampe accettabili. Per ricavare il meglio dalle pellicole meno sensibili (o lente), queste hanno bisogno di un’esposizione e di uno sviluppo più accurati.

Contrasto

Per quanto sia notevolmente influenzato dallo sviluppo, anche il contrasto è strettamente correlato alla sensibilità della pellicola e, nelle pellicole lente, si viene rivelando più presto che in quelle rapide.

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set 07 2007

La rivoluzione fotografica

Se c’è un uomo al quale possa andare il merito di avere messo i piaceri della fotografia alla portata del grande pubblico, costui è George Eastman. Egli incominciò a interessarsi di fotografia nel 1877, quando ancora era un impiegato bancario ventitreenne a Rochester, nello Stato di New York; acquistò un’attrezzatura del tipo a collodio umido e prese lezioni da un professionista del luogo.

Presto, però, si sentì insoddisfatto del procedimento troppo pasticciato, costoso e faticoso per cui dopo aver letto sul British Jaurnal af Phatagraphy dell’emulsione rapida alla gelatina, decise di provare il nuovo procedimento. Già nel 1880 stava fabbricando e vendendo un suo prodotto e l’anno seguente, lasciata la banca, costituì la Eastman Dry Plate Company.

William H. Walker, che costruiva macchine fotografiche, entrò nell’azienda nel 1884, e insieme, lui e Eastman, prepararono un dispositivo a cassetta contenente un rotolo di carta sensibilizzata per 24 esposizioni che si poteva adattare a qualsiasi macchina fotografica a lastre. Leggi Tutto »

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set 07 2007

Sensibilità pellicole in bianco e nero

Scritto da: Marcello Bartolini Categoria: Bianco e nero,Tecnica

Il fattore che sta alla base di una pellicola è la sua sensibilità alla luce, detta anche “rapidità”. Questa è indicata da una scritta che appare sulla confezione ed è espressa in valori ASA o DIN (spesso sono indicati entrambi, per es. 125 ASA/22 DIN).

Per riportare la scelta sul’ terreno pratico possiamo immaginare che le pellicole in bianco e nero di uso generale possono essere raggruppate in tre fasce di sensibilità: bassa o lenta, media, alta o rapida.

Prendendo per motivi di comodo la scala dei valori ASA, questa si può su per giù suddividere in bassa da 20 a 50 ASA, media da 80 a 125 ASA, alta o rapida da 200 a 1250 ASA. Le pellicole più vendute tra le medie sono le 125 ASA e tra le rapide le 400 ASA. Leggi Tutto »

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set 07 2007

Le pellicole in bianco e nero

Scritto da: Marcello Bartolini Categoria: Bianco e nero,Tecnica

La scelta della pellicola in bianco e nero, come per molti altri campi della fotografia, è ben lontana dall’essere una scienza esatta. Per fortuna le pellicole attuali sono talmente docili che ciascun tipo è in grado di far fronte a un’ampia gamma di possibilità fotografiche, di soggetti e di condizioni di illuminazione, per cui è ben raro che una scelta non appropriata si concluda in modo disastroso, soprattutto se si decide in favore di una pellicola di media sensibilità.

I fattori principali che guidano la scelta sono:

1) sensibilità della pellicola,
2) formato,
3) lunghezza (in numero di pose per rullo) e
4) marca.

Quindi un fotografo che chiede di avere “un caricatore di FP4 da 36 pose 35 mm” ha chiaramente precisato ciò che desidera, dato che l’FP4 è la pellicola di media sensibilità della IIford, da 125 ASA.

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set 07 2007

I progressi della fotografia

Se il contributo di Daguerre alla diffusione della fotografia fu di vasta portata ma effimero, quello di Talbot fu poco diffuso ma sostanziale. Talbot consentì che il suo “calotipo” venisse adoperato da dilettanti e scienziati ma, come Daguerre, pretese che i professionisti gli pagassero un diritto di licenza.

Malgrado ottenesse l’appoggio dei maggiori scienziati, perse un’azione giudiziaria contro il fotografo londinese Laroche che, nel 1852, contestò l’affermazione di Talbot che il procedimento del “calotipo” fosse sostanzialmente identico a quello nuovo al collodio umido.

Il tribunale però riconobbe a Talbot il suo diritto a rivendicare la priorità dell’invenzione. Ma già prima della resa riluttante di Talbot, il suo procedimento era stato sostituito da quello al collodio umido (1851) di Frederick Scott Archer. Con questo metodo si rivestiva una lastra di vetro con una soluzione di nitrocellulosa contenente uno ioduro solubile, sensibilizzando poi la lastra con nitrato d’argento. Leggi Tutto »

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set 07 2007

I pionieri della Fotografia

Se intendiamo parlare di una immagine durevole prodotta con l’azione diretta della luce, si può affermare che chi fece la prima vera fotografia fu Joseph Nicéphore Niepce, il quale dopo dieci anni di esperimenti riuscì nel 1822 a ottenere una veduta dalla finestra del suo attico a Chalon-sur-Saòne.

Questo inventore della Borgogna, che viveva appartato, si era da un decennio circa interessato alla produzione di immagini ottenute con l’azione della luce su materiali sensibili dopo aver iniziato a lavorare in litografia.

I suoi primi tentativi consistevano in deboli negativi ottenuti su carta trattata con cloruro d’argento e scarsamente fissati con acido nitrico; poi, nel 1826, adottò una vernice bituminosa (bitume di Giudea) su vetro con una miscela di oli per fissare l’immagine. Leggi Tutto »

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set 06 2007

Fotografie Personali

Scritto da: Marcello Bartolini Categoria: Fotografie

In questa sezione aggiungerò di volta in volta alcune delle fotografie che ho realizzato negli anni, molte saranno un po’ datate, la loro qualità non sarà eccelsa, ma per quelli un po’ più vecchiotti potranno essere un bel momento per ricordare.

Quando possibile proverò anche ad inserire alcuni dati tecnici, ma non potrò farlo per tutte, molte di esse come dicevo hanno un bel po’ di anni e la memoria è quella che è :D

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