Archivio di maggio 2010
È legata al tipo di progettazione dell’obiettivo.
Consiste nel fatto che i punti della scena vanno a fuoco su di una superficie curva e non su di una superficie piana. Come è facile intuire, si tratta di una aberrazione che normalmente è molto bene corretta negli obiettivi di tipo macrofotografico, destinati a scattare immagini di superfici piane in occasione della riproduzione di documenti.
È invece spesso trascurata, e dunque “non” è un’ aberrazione particolarmente ben corretta, sulle ottiche superluminose che sono evidentemente destinate ad altre esigenze. Quella della curvatura di campo è una aberrazione difficile da correggere, espressamente legata alla specifica progettazione di ogni obiettivo.
È un difetto particolarmente fastidioso.
Questa aberrazione è simile a quella che abbiamo definito aberrazione sferica, ma è originata da raggi di luce obliqui. Il nome “coma” deriva da cometa. In pratica significa che la miriade di punti che dovrebbe ricreare sulla pellicola un pur piccolo punto luminoso non è registrata come punto ma è deformata con una coda, appunto con effetto cometa. Questa aberrazione incide sulla nitidezza ed è, tipicamente, molto evidente nelle foto notturne.
Osservando bene alcune foto afflitte dall’aberrazione di coma si noterà ad esempio che alcune luci, magari i lampioni a margine dell’inquadratura, non appariranno come punti luminosi ma piuttosto come piccole comete. In molti casi l’effetto sarà vistoso al punto che appariranno piccole farfalle luminose. Anche qui, per fortuna, al fotografo è lasciata la possibilità di intervenire: diaframmando il difetto si riduce.
La “sferica” è il difetto più comune. È spesso presente nelle ottiche caratterizzate da schemi progettuali semplici ed economici. E’ causata dalla curvatura sferica delle lenti che porta a fuoco i raggi marginali su di un piano più vicino all’obiettivo 11spetto a quello che invece è raggiunto dai raggi che passano invece vicino al centro. Causa un effetto di perdita di nitidezza. Per fortuna, ribadiamo, è sensibile alla chiusura di diaframma: diaframmando a valori più chiusi il difetto si riduce, normalmente fino a scomparire.