Archivio di agosto 2010
Ottiche decentrabili o programmi Le riprese di architettura necessitano spesso di scongiurare la fuga prospettica e perciò si utilizzano speciali ottiche decentrabili che permettono di inquadrare gli edifici in asse. La correzione prospettica può essere operata anche attraverso programmi, ma è¨ un intervento altamente distruttivo Lavorare in Raw sulle correzioni geometriche permette di circoscrivere la perdita di informazioni. La correzione della prospettiva porta a ricampionare un lato dell’immagine come per un ridimensionamento, con notevole perdita di qualità.
I parametri di scatto non variano Tempo di scatto, diaframma e sensibilià rimangono fondamentali anche nella fotografia digitale. Con qualche differenza. La sensibilià Iso, in quanto ampliamento del segnale, può cambiare da scatto a scatto, ma è necessario prendere in considerazione l’incremento del rumore e la riduzione della gamma dinamica. E’ l’equivalente dello sviluppo forzato della pellicola.
Apertura di diaframma e tempo di scatto rimangono i medesimi della fotografia analogica, ma cambia la percezione del fuori fuoco e del mosso, perché l’elevata risoluzione dei sensori e la verifica a video degli scatti incrementano l’ intuizione dello sfocato e del mosso. La possibilità di cambiare la sensibilià Iso ha fatto comparire nuove modalità di scatto (priorità di Sensibilità o di Tempo + Diaframma). Il minor controllo offerto dai mirini ottici, generalmente non all’altezza di quelli analogici, può essere colmato dalla revisione a video a forti fattori di ingrandimento, con riscontro attraverso istogramma.
Somiglianze e diversità I componenti che formano una fotocamera digitale sono molto di meno in confronto ad una macchina fotografica a pellicola, ciononostante esprimono una moltitudine di funzionalità . Iniziando dall’ obiettivo (fissa sulle fotocamere compatte, sostituibile sulle reflex), troviamo la camera dello specchio ed il mirino (reflex), il sensore protetto da diversi filtri (anti-aliasing, anti-infrarosso, microlenti, filtro di Bayer), la scheda madre su cui alloggiano i componenti elettronici, il processore di calcolo e la memoria buffer, il monitor, l’alloggiamento della scheda di memoria e la batteria, oltre all’ eventuale flash interno. Ci sono poi i connessioni verso dispositivi esterni e l’interfaccia di controllo a pulsanti, talora assieme a un pannello monocromatico riportante le informazioni di scatto. In certi modelli può essere presente il congegno di stabilizzazione del sensore, nel caso che non sia¨ inserito sulle ottiche. Fra gli accessori ci sono le impugnature supplementari per lo scatto verticale ed i trasmettitori wireless delle informazioni. Tutto quanto è¨ contenuto in un involucro costruito in materiali plastici (abs) o metallici (alluminio, acciaio, o magnesio). I costruttori sono fantasiosi e le parti che costituiscono la macchina fotografica possono essere tante di più, come meno. L’importante è¨ capire in che modo la differenza tra una professionale e una amatoriale sia determinata il più delle volte dal software interno e dal processore, che condizionano le prestazioni della fotocamera sia in termini di qualità che di rapidità .
Una specie di ripulitura digitale Le Correzioni ottiche costituiscono quegli interventi volti a risolvere difetti dell’immagine che sono causati dall’ottica impiegata. Qualcuno di tali difetti può nascere non solamente dall’obiettivo in quanto tale, ma anche a causa del fatto che viene impiegato su un sensore e non sulla pellicola. Accade che il fotografo digitale, armato di schermi ed applicativi in grado di analizzare al 1600% un fotogramma, si fissi su questioni a dire il vero di ben poco conto. Esaminiamo in un altro articolo la correzione della distorsione laterale, della vignettatura e della aberrazione cromatica, la sistemazione a posteriori della profondità di campo e la gestione della nitidezza.
Risoluzione, gamma dinamica e gamma tonale Per valutare un’ immagine digitale è necessario considerare sia la quantità che la qualità delle informazioni prodotte dallo strumento di ripresa. Analizziamo in questo momento la risoluzione, la gamma dinamica e la gamma tonale, espressi rispettivamente dal numero dei pixel, dalla latitudine di posa e dalla profondità colore. I costruttori suddividono le loro macchine fotografiche in fasce di prezzo sulla base di aspetti in prevalenza quantitativi (numero di pixel). Nulla di più sbagliato. E’ perciò che sottolineiamo l’importanza del articolo sulla qualità delle informazioni.
Rotazioni e orientamento Una sbagliata inclinazione del fotogramma può essere risolta tramite software. Le trasformazioni di rotazione riposizionano i pixel in maniera tale da procurare la stessa percezione di dettaglio e morbidezza dell’ immagine prima della loro applicazione. Fare di nuovo queste operazioni porta al ricalcolo di dati che già hanno dovuto subire precedenti elaborazioni. Il risultato è¨ un calo di definizione. Molto meglio valutare ed operare un unica conversione. Generalmente necessitano di una rotazione le riprese verticali o capovolte, i paesaggi dall’orizzonte inclinato e le immagini architettoniche con fuga prospettica. L’orizzonte inclinato si risolve attraverso una rotazione di qualche decimo di grado. In architettura si presenta frequentemente la necessità di recuperi prospettici; eventualità differente è¨ la rotazione di 90 gradi dell’immagine. Le moderne macchine fotografiche salvano con il file l’orientamento, rilevato dalla macchina, metodo questo che consente di mostrare (senza perdita) il file ruotato nel giusto verso di osservazione.
I 16 bit colore evitano il pericolo di posterizzazione Il numero di bit in uscita dal convertitore A/D ha un riscontro immediato nella profondità colore dell’immagine. Un numero di bit superiore dei classici 8 bit per canale è¨ di rilevante sostegno nelle elaborazioni più complesse e non serve, come si potrebbe credere, per ampliare l’ ampiezza di luminosità catturabili dalla macchina fotografica. Una profondità colore di 16 bit per canale (o più) assicura che successive regolazioni di luminosità e contrasto non provochino posterizzazione. O almeno la tamponino energicamente. I 24 bit complessivi dei tre colori RGB, di solito a disposizione, permettono di avere più o meno 16 milioni di tonalità . Andando a 48 bit (16 bit per canale) le tonalità diventano una cosa come 282000 miliardi, non gestibili nemmeno per gli schermi più moderni.
Aspetti collaterali Attenzione al peso del file ed alla compatibilità dei programmi L’impiego di profondità colore più elevate dei classici 24 bit RGB implica aspetti da conoscere. Prima di tutto incrementeranno decisamente la dimensione dei file e la quantità di lavoro a cui il computer sarà assoggettato, senza considerare che non tutti quanti i programmi supportano appieno più di 24 bit. Anche il formato di salvataggio dovrà permettere un numero di bit superiore. Infine una precauzione: i 16 bit per canale sono di grande aiuto per evitare la posterizzazione delle immagini, ma in scene monocromatiche, non per forza bianconero, anche le 65000 tonalità disponibili potrebbero non essere sufficienti per modifiche di una certa importanza. Il file Raw di una fotocamera che lavora a 12 o 14 bit per canale è di solito trasformato a 16 bit per canale aggiungendo degli zeri al termine delle sequenze binarie che ne descrivono il contenuto, pixel per pixel. Questo perché© i 16 bit per canale sono a questo punto considerati uno standard, così come gli 8 bit per canale.
Per non sperperare spazio Una iniziale differenza fra file può essere fatta fra i formati compressi e quelli che non lo sono. A loro volta i file compressi si contraddistingono tra quelli a perdita di informazioni (lossy) e quelli che mantengono il contenuto informativo (lossless). Comprimere un file vuole dire fargli occupare meno spazio, mantenendo la totalità , o buona parte del suo contenuto informativo. Per comprimere in assenza di perdita di informazioni si sostituiscono quelli che si ripetono con dei segnaposto di lunghezza inferiore. Scrivere solo i segnaposto necessita di minore spazio che non elencarli tutti quanti. E’ il caso della compressione Lzw (Zip o Tiff). Una compressione a perdita di informazioni (Jpeg) descrive in modo approssimato l’immagine originale con funzioni matematiche caratterizzate da coefficienti di scarso peso. Scrivere un milione di cifre, quasi tutte a zero necessita di meno spazio che elencarle tutte, seppur in maniera non rigorosa. La decisione di comprimere o no il file, con o senza diminuzione di informazioni, dipende dall’impiego che ne vogliamo fare. Nella stessa maniera si può scegliere il formato più appropriato. Questo è¨ la ragione per cui le fotocamere digitali permettono più di un formato di salvataggio: Jpeg, Png, Raw, Tiff.
Una nuova coalizione tra analogico e il digitale La trasformazione in bianconero rientra tra le tecniche di correzione colore. Trasformare in bianconero non è unicamente sottrarre saturazione ad uno scatto, tanto meno convertirlo in scala di grigi. Convertire in bianconero significa innanzitutto, avendo a disposizione il file Raw, introdurre la filtratura cromatica della ripresa classica. La tecnica digitale è¨ di immenso aiuto, consentendo di controllare la luminosità ed il contrasto complessivi attraverso l’istogramma. La possibilità di fotografare in Raw ha reso molto flessibile una metodologia che sembrava lontana dal digitale ma che, viceversa, si è¨ dimostrato un alleato di insospettate possibilità espressive.
In natura non esiste il colore ma unicamente la luce, una radiazione elettromagnetica di ben definite frequenze e lunghezze d’onda (quella visibile va da più o meno 400 a circa 700 nanometri) che può essere emessa, trasmessa, riflessa o assorbita dagli oggetti colpiti. II miscuglio di diverse lunghezze d’onda corrispondenti ai colori produce le infinite tonalità cromatiche che costituiscono lo spettro luminoso che corrisponde alla luce visibile. Al di là della luce visibile ci sono ulteriori lunghezze d’onda della radiazione elettromagnetica non riconducibili al colore. Per citare quelle più conosciute, citiamo la radiazione infrarossa e quella ultravioletta: la loro frequenza è¨ rispettivamente al di sotto e al di sopra di quelle del rosso e del violetto, che sono gli estremi dello spettro visibile.
Il nostro sistema visivo L’ essere umano vede in RGB Il nostro sistema visivo percepisce il colore riconducendolo a tre componenti principali: il rosso, il verde ed il blu (sintesi cromatica additiva). Non per caso monitor e schermi televisivi si rifanno alle medesime componenti primarie: il metodo è agevole ma innanzitutto efficace, perché l’ uomo vede nella stessa maniera. Anche i sensori digitali lavorano in RGB, rappresentando i colori con una rappresentazione numerica. La sintesi cromatica consente di riprodurre i colori disponibili in natura, non indicando le onde elettromagnetiche che li creano fisicamente (è complicato ragionare in nanometri!) bensì i colori primari. Questi, fusi insieme, creano tutte le sfumature di colore.
Il rumore e la macchina fotografica Il rumore digitale proviene da diversi fattori. Una prima causa è la presenza di corrente e di attività elettriche all’interno del sensore, che creano interferenze le quali sono salvate assieme ai dati relativi all’immagine. Anche i processi di elaborazione del segnale luminoso producono una specie di turbolenza che si appalesa come rumore. I fattori coinvolti nella produzione del rumore sono essenzialmente le misure dei pixel, la qualità dei circuiti, gli algoritmi di contenimento del rumore e l’amplificazione del segnale (sensibilità Iso). E’ pure influente la temperatura di lavoro del sensore: più caldo è¨, più rumore genererà .
Blooming e aberrazioni II motivo è nel sensore e nell’ ottica Si ha un effetto di Blooming nel momento in cui un pixel raccoglie un esagerato numero di fotoni che intaccano i pixel adiacenti, bruciandoli. Aberrazione cromatica e Purple Fringing (le frange viola) sono invece da imputarsi alle aberrazioni dell’ottica e delle microlenti presenti sul sensore.
Scalettature delle curve Linee curve a gradini La scalettatura delle linee curve del soggetto dipende dalla natura geometrica dei pixel. Dal filtro di Bayer dipende invece la presenza di artefatti colore di demosaicizzazione. Spesso troviamo anche artefatti causati da un elevato grado di compressione Jpeg.
Moirè È necessario scegliere tra dettaglio fine e arte L’insorgere di moirè, così come di artefatti labirinto, è causato dalla conformazione a griglia del sensore, che si incrocia con quella di soggetti a trama fitta e regolare. Il filtro anti-aliasing può rimediare, ma diminuisce il dettaglio fine.
Sporco, pixel morti ed aloni Probabili motivi di deterioramento dell’immagine In termini di qualità dell’immagine è necessario valutare ulteriori elementi di disturbo come lo sporco sul sensore (eliminato da sistemi a vibrazione), i pixel ‘morti’ sul sensore e gli aloni dovuti all’ eccessiva maschera di contrasto adottata per marcare la nitidezza.
La messa a punto dei parametri di ripresa Volendo disegnare una mappa delle specifiche più importanti delle reflex bisogna senz’altro iniziare dalla risoluzione. I sensori vanno oggi da 10 fino ad oltre 20 milioni di pixel, con profondità colore di 12 o 14 bit per canale RGB. La sensibilità Iso oscilla dai classici 100 Iso (con punte a 50 o 80 Iso) sino ad oltre 100.000 Iso. La media è¨ intorno ai 6400 Iso. Tutte le macchine fotografiche consentono il bilanciamento del bianco, dal tungsteno (2500 gradi Kelvin) al cielo nuvoloso (circa 7500 gradi Kelvin). I parametri estetici con cui si ha a che fare riguardano il Contrasto, la Nitidezza e la Saturazione. Qualche produttore include Tinta / Tonalità (ben poco gestibile) e Luminosità (non molto sensata avendo a disposizione tempi, diaframmi, sensibilità e contrasto). La scala di registrazione va da tre ad una decina di step.
Dimensione e compressione Jpeg dei file possono essere regolati da menu, così come il salvataggio in Raw. Numerose sono le funzionalità presenti per il perfezionamento degli scatti. La gamma dinamica oscilla da 8 a 12 stop, mentre la sequenza di scatto non scende in nessun caso al di sotto dei 3 fotogrammi al secondo, giungendo ai dieci/dodici delle fotocamera reflex sportive. Ci sono fotocamere compatte che scattano a cadenze superiori, ma a risoluzioni ridicole, utili solamente in ambiti specialistici. Numerose reflex utilizzano un dispositivo a vibrazione per rimuovere la polvere dal sensore, che si deposita durante la sostituzione degli obiettivi, ma pure per i movimenti interni dell apparecchio. Solitamente a vibrare non è¨ il sensore (eccetto laddove funge anche da stabilizzatore), bensì il filtro anteposto ad esso, che racchiude il filtro anti-aliasing e quello anti-infrarosso.
E’ plausibile suddividere i metadati in categorie sulla base delle loro proprietà. Troviamo i metadati Iptc, relativi alle note di copyright ed ai dati utili in settore editoriale. Ci sono a seguire informazioni relativi al Raw, per attuare modifiche indipendentemente dal contenuto di base del file, ed anche metadati introdotti da programmi specifici per associare al file dati a proposito della valutazione delle immagini e la loro archiviazione. Non tutti i metadati associati alle fotografie possono essere modificati con facilità . I dati Iptc sono agevolmente modificabili, mentre gli Exif possono essere editati esclusivamente con software adeguati, un intervento malvisto dalla collettività fotografica.
Pure in digitale si sviluppa il negativo Lo sviluppo del Raw consente al fotografo di utilizzare al massimo la nitidezza data dal sensore, evitando le elaborazioni degli algoritmi interni alla apparecchio e la compressione Jpeg. Questa superiore abbondanza di informazioni è una delle cause che fanno prediligere il formato Raw quando è necessario valutare le prestazioni delle macchine.
Profondo non significa ampio La profondità colore fornita dal numero di bit della trasformazione A/D non c’entra niente con la gamma dinamica in ripresa. Questa cresce in base alle prerogative del sensore, non al numero di bit del convertitore A/D. Una superiore profondità colore implica sfumature più fluide, ma anche un file di dimensioni maggiori. Per utilizzare il maggior numero di informazioni in uscita dal convertitore A/D è¨ basilare utilizzare formati di file adatti a gestire più di 24 bit, cioè il Tiff o il Raw.
Dotazioni fondamentali ai fini dello scatto Una caratteristica saliente di una macchina fotografica digitale è l’ampiezza del buffer di memoria. Esso contiene le fotografie riprese, elaborate, prima che siano trasferite sulla scheda di memoria. Un buffer ampio e rapido permette di attuare sequenze più lunghe ed evitare rallentamenti del ritmo. Le fotocamere compatte hanno un buffer modesto rispetto alle reflex. Differenze fra le fotocamere si incontrano anche nel mirino ottico e sullo schermo Lcd. L’ ampiezza del mirino reflex è¨ legata a quella di specchio e sensore. Le reflex Aps possiedono difatti mirini meno leggibili e brillanti delle Full-Frame. Questo complica lo scatto al buio e la focheggiatura manuale, oltre a stancare l’occhio del fotografo. Gli attuali monitor Lcd, utili pure per il LiveView, si orientano tutti verso i 3 pollici di diagonale, una misura già grande; è semmai la loro risoluzione a causare la differenza e quelli da oltre 900000 punti danno un’eccellente visuale . Su certe reflex e compatte gli schermi sono orientabili, utili non solamente nella ripresa video.
Il bilanciamento del bianco è una correzione colore Il bilanciamento del bianco è una saliente modifica cromatica. Bilanciare il bianco significa impegnarsi affinché un soggetto risulti senza dominanti cromatiche indipendentemente dal tipo di illuminazione. L’occhio si adegua molto più velocemente del sensore alle variazioni di temperatura colore. Il bilanciamento viene gestito dalla macchina fotografica o dal software di sviluppo del Raw, ciononostante nulla impedisce di intervenire in post-produzione. I canali rosso e blu possiedono maggiore influenza sulle illuminazioni naturali e ad incandescenza, il verde su quella fluorescente (neon). Molto utili sono i riferimenti cromatici (ColorChecker) grigi, bianchi o con scala colore. Come per tutti gli interventi a posteriori (in confronto allo sviluppo dal Raw) iI prezzo da pagare è¨ la perdita di informazione, che potrebbe essere evitata ricorrendo al formato grezzo.
Scaletto oppure no? Dato che l’immagine è¨ costituita dai quadratini dei pixel le linee curve possono apparire con uno sviluppo a scalette. Per ammorbidirne l’ apparenza vengono utilizzati filtri anti-aliasing che fondono i toni del bordo con quello del suo sfondo. Per diminuire la percezione della scalettatura si può anche incrementare la risoluzione. Le immagini realizzate dalle compatte non patiscono esageratamente di effetto aliasing in quanto la cattura fotografica è¨ basata sulla media cromatica dei pixel adiacenti; oltre a ciò utilizzano spesso ottiche di risoluzione più bassa a quella del sensore.
Ci sono anche ulteriori approcci al colore digitale Il metodo della filtratura è¨ impiegato pure nei sensori Super CCD di Fujifilm, nei quali la sistemazione dei pixel non è¨ ortogonale. La forma esagonale di questi fotodiodi, oltre alle misure variabili, consente di disporli a nido d’ape. In altre situazioni, come nel Foveon x3, il sensore è¨ costituito da strati semitrasparenti, ciascuno dei quali sensibile ad un colore primario RGB; ciò evita di dover ricorrere al filtro di Bayer. Il vantaggio sta nel disporre di un colore RGB reale, senza artefatti, anche se più rumoroso negli strati inferiori. Tutte le tipologie di sensore dispongono di pixel in più relativamente alla risoluzione effettiva, per permettere l’interpolazione ai bordi, ed anche per attività interne della macchina fotografica, se non persino per compensare la non completa adattabilità del sensore alla fotocamera! Dinanzi al sensore non troviamo soltanto il filtro di Bayer. C’è anche il già citato filtro anti-aliasing, oltre ad un filtro contro le radiazioni infrarosse. Ci sono poi eventuali sistemi di pulizia a vibrazione ed alla fine l’importantissima struttura di microlenti, che hanno iI compito di concentrare la luce ricevuta dall’ottica sul cuore sensibile dei fotodiodi, evitandone la dispersione.
La ricerca della nitidezza
Incrementando la nitidezza attraverso lo Sharpening si dà maggiore risalto ai bordi dei particolari dell’ immagine. In questa maniera tuttavia si finisce per marcare il rumore, che viene preso come dettaglio fine. Perciò si cerca di evitare il’ manifestarsi di rumore, e innanzitutto sui particolari più piccoli, nelle fotografie destinate a notevole elaborazione, come quelle di still-life o di beauty che necessitano di una notevole nitidezza.
Simile alla pellicola, ma con correzione degli errori.
La fotografia digitale ha portato il laboratorio di sviluppo dentro la macchina e la camera oscura nel computer, sotto forma del software di fotoritocco. Le correlazioni con la fotografia analogica riguardano anche la metodologia di ripresa: utilizzare il Jpeg obbliga a stabilire immediatamente tutte le impostazioni, così come si doveva fare scattando in diapositiva.
Utilizzare il Raw è¨ invece come fotografare in negativo: si hanno maggiori possibilità di correzione, una maggiore latitudine di posa. E tutto quello che si faceva sotto l’ingranditore può essere fatto al giorno d’oggi tramite software, ma con molte più possibilità di azione. Sbagliare in analogico significa il più delle volte sprecare il lavoro e doverlo fare di nuovo. Sbagliare in digitale lascia aperte innumerevoli porte; il digitale permette di sbagliare, di rendersene conto e di riprovare senza traumi. Sia in ripresa (controllo sullo schermo) sia in sviluppo.
Agli estremi – L’importante sta ai lati!
L’istogramma squilibrato verso destra o verso sinistra segnala un’immagine in prevalenza chiara o scura. E’ indice di assenza di dati, anche se può essere una scelta ponderata; si faccia riferimento agli scatti Hi-Key (toni alti) o Low-Key (toni bassi). Generalmente è il fotografo a dover interpretare le l’istogramma, in base alla sua conoscenza. Un rivelatore della qualità dell’ immagine può essere raffigurato dall’addensarsi di molti pixel alle estremità del diagramma, attraverso una curva tagliata alle estremità . E’ quindi plausibile che nelle luci (a destra) o nelle zone d’ombra (a sinistra) ci siano zone del tutto bianche o nere, in cui non ci sarà la possibilità di scorgere particolari.
Modificare contrasto o sensore Un aumento della latitudine di posa può essere ottenuto cambiando la curva di contrasto (nella dispositivo) o facendo più scatti a diversa esposizione da aggiuntare in seguito in post-produzione. Alcune macchine fotografiche possiedono perciò una funzione automatica apposita HDR (High Dynamic Range).
TIFF
Il formato TIFF (.TIF/.tif) poche volte sarà disponibile nelle macchine fotografiche (eccetto quelle di livello professionale), eppure è un formato importante perchè si tratta dello standard commerciale. Molte delle immagini pubblicate su libri e periodici vengono registrate come file TIFF, e quasi tutti i programmi permettono di salvare in formato TIFF. La ragione per cui il TIFF è un formato fondamentale è che non si perde alcuna informazione al momento del salvataggio del file (differentemente dal JPEG). In altre parole, si tratta di un formato di file privo di perdita di informazioni. Ne consegue che le fotografie realizzate col TIFF presentano una qualità di stampa più alta, ma le dimensioni dei file sono generalmente di grosse dimensioni e di conseguenza sprecano più spazio di memoria.