Archivio di settembre 2010
La differenza è fatta dai dati non elaborati
Non per caso le fotografie Raw sono definite come il negativo digitale. Questo formato registra la più grande quantità di informazioni che la fotocamera è in grado di riportare. Anzitutto racchiude le informazioni colore non ancora elaborati dal processore della macchina fotografica e che pertanto possono essere lavorati da un computer più potente, più preciso e più controllabile.
In questa maniera certe impostazioni (bilanciamento del bianco, contrasto, colore, nitidezza ed altre) possono essere prodotte nel corso dello sviluppo evitando di obbligare il fotografo a prendere decisioni non modificabili nel momento dello scatto. A differenza del Jpeg, il Raw permette di compiere operazioni anche invasive evitando di ledere in qualunque maniera le informazioni originali.
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Col Raw ci guadagnamo
Abbiamo già riferito che l’ ampiezza dinamica non possiede nessuna connessione con la profondità colore, che dipende invece dal convertitore A/D. Con Raw tuttavia le prestazioni di entrambe migliorano in confronto a un formato non grezzo. I 10, 12 o 14 bit per canale di salvataggio del Raw portano una profondità colore molto più grande, a patto che il formato di destinazione (Tiff, Jpeg2000) sia compatibile con più di 8 bit per canale (24 bit totale). Pure la gamma dinamica del sensore ottiene dei vantaggi dall’utilizzo del Raw, particolarmente in termini di leggibilità delle alte luci, normalmente tagliate nel Jpeg.
La gamma tonale dipende dal convertitore A/D
Il range che evita la posterizzazione
Il comportamento del convertitore analogico-digitale decide la gamma tonale realizzabile, ossia il numero di sfumature che ciascun colore primario può assumere, la profondità del colore. L’Estensione della profondità del colore si esprime in numero di bit: con 8 bit per canale (con un totale di 24 bit) la macchina fotografica renderà al fotografo più o meno 16 milioni di colori. Non sono poi tanti, considerando che una scena monocromatica rossa sarà descritta dai soli rossi a disposizione, ovvero 256 (8 bit). Così pure per il bianconero.
E’ facile di conseguenza che si generino scalettature, oppure posterizzazione. Le moderne macchine fotografiche tuttavia permettono la trasformazione A/D a più di 8 bit per canale colore: dieci, dodici, 14 ed anche 16 bit.
Per usare più di 8 bit per canale RGB è necessario adoperare formati di salvataggio compatibili, come il Raw (non il Jpeg). Ciò diventa un ulteriore beneficio del formato grezzo, particolarmente per fotografie che necessitano di pesanti lavori di elaborazione, o per scene a bassissimo contrasto.
I Pixel
Unità atomica – Come in un mosaico
La parola pixel è di frequente utilizzato quale unità di misura delle prestazioni di macchine fotografiche, televisori, schermo, videocamere e prodotti paragonabili.
Un pixel è l’elemento più piccolo che costituisce l’immagine digitale. Inscindibile come l’atomo, ma geometrico come iI tassello di un mosaico, viene comparato alla piccola celletta di un pezzo di carta a quadretti. E’ colorando tali quadretti, o lasciandoli vuoti, che formeremo l’immagine digitale: come in un mosaico sarà possibile usare tinte piene o sfumate. Il numero delle sfumature dipende dalla profondità di colore.
Un pixel, o picture element, è in definitiva la tessera del mosaico, che permette di raffigurare le immagini. La misura del pixel di considerevole importanza in quanto influenza la qualità dell’immagine.
Col Raw ci guadagnamo
Abbiamo già riferito che l’ ampiezza dinamica non possiede nessuna connessione con la profondità colore, che dipende invece dal convertitore A/D. Con Raw tuttavia le prestazioni di entrambe migliorano in confronto a un formato non grezzo. I 10, 12 o 14 bit per canale di salvataggio del Raw portano una profondità colore molto più grande, a patto che il formato di destinazione (Tiff, Jpeg2000) sia compatibile con più di 8 bit per canale (24 bit totale). Pure la gamma dinamica del sensore ottiene dei vantaggi dall’utilizzo del Raw, particolarmente in termini di leggibilità delle alte luci, normalmente tagliate nel Jpeg.
La risoluzione non è sufficiente – L’importanza della qualità
Cominciando a fotografare in digitale si ha la percezione che pixel e bit colore non siano mai sufficenti. In breve si capisce però che non ha senso prendere dettagli non visibili oppure che si perdono dopo la ripresa.
È necessario pertanto ragionare sul fatto che la qualità delle informazioni è fondamentale al pari della loro quantità .
Da sempre si consiglia di investire sugli obiettivi più che nel corpo macchina.
Anche nella fotografia digitale il discorso è praticamente lo stesso, con la differenza che è la macchina digitale ad effettuare l’elaborazione dei dati dell’ immagine. In analogico lo sviluppo della pellicola era invece effettuato dal laboratorio. Fotografare (bene) in digitale permette perciò un superiore dominio, ma è addirittura più complicato.
256 colonne, ma esclusivamente per convenzione.
Sono i valori Rgb ad influenzare la luminosità del pixel
L’istogramma raffigura in 256 barrette verticali le possibili luminosità dei punti dell’immagine digitale, tuttavia non specifica dove siano questi pixel dentro l” immagine. Il numero di suddivisioni (le barrette verticali) consegue dal numero dei livelli di luminosità che uno scatto ad 8 bit per canale (colore RGB) può assumere (8 x 8 x 8). L’ aspetto del grafico, il più delle volte mostrato in revisione assieme alla miniatura della scatto, mette i pixel relativi alle ombre nella porzione sinistra dell’istogramma, i mezzi toni nella parte centrale e le alte luci nella porzione destra.
Un istogramma pieno in Ogni sue zona, dall’ angolo di sinistra a quello di destra, evidenzia una’ fotografia ricca di sfumature. Il fotografo esperto imparerà a riconoscere questo caso dagli istogrammi che corrispondono ad immagini caratterizzate da una’ più bassa varietà tonale.
La gamma dinamica del sensore – Dal bianco al nero
L’ ampiezza dinamica, o range dinamico, di macchina fotografica (o, meglio, di un sensore) corrisponde all’intervallo di luminosità dentro al quale è possibile leggere dei dettagli. Dal più chiaro al più scuro.
Corrisponde alla latitudine di posa della fotografia analogica. Una difficoltà può essere dovuta al fatto che la gamma dinamica è influenzata da contrasto, nitidezza, saturazione e sensibilità Iso. Si parla pertanto di massimo range dinamico. L’istogramma offre ottimi dati riguardo alla capacità del sensore di acquisire o no luci ed ombre. La gamma dinamica dipende da due fattori: quanto i pixel sono in grado di riempirsi di fotoni prima di arrivare alla saturazione (circostanza in cui compaiono bianchi senza presentare dettagli), e quanto sono reattivi ai pochissimi fotoni delle ombre (in assenza di fotoni la fotografia è nera, senza dettagli).
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I Pixel
Unità atomica – Come in un mosaico
La parola pixel è di frequente utilizzato quale unità di misura delle prestazioni di macchine fotografiche, televisori, schermo, videocamere e prodotti paragonabili.
Un pixel è l’elemento più piccolo che costituisce l’immagine digitale. Inscindibile come l’atomo, ma geometrico come iI tassello di un mosaico, viene comparato alla piccola celletta di un pezzo di carta a quadretti. E’ colorando tali quadretti, o lasciandoli vuoti, che formeremo l’immagine digitale: come in un mosaico sarà possibile usare tinte piene o sfumate. Il numero delle sfumature dipende dalla profondità di colore.
Un pixel, o picture element, è in definitiva la tessera del mosaico, che permette di raffigurare le immagini. La misura del pixel di considerevole importanza in quanto influenza la qualità dell’immagine.
Oggi, con l’avvento delle fotocamere digitali, il mondo della stampa fotografica è decisamente molto cambiato.
Solamente pochissimo tempo fa stampare le proprie foto era un obbligo, l’unico modo per vedere come erano venite, l’unico modo per vederle. Il digitale ha permesso invece di scattare centinaia di foto e decidere se e quali stampare.
Da un lato questo è decisamente un bene, un risparmio notevole, dall’altro però ha portato le fotografie dal loro supporto primario (la carta) direttamente (quando va bene) all’interno dell’hard disk del nostro PC, dove spesso, troppo spesso, si perdono e restano per anni senza che nessuno le possa vedere.
I laboratori di stampa fotografica professionale hanno risentito tantissimo di questo mutamento, tanto che la maggiorparte di essi ha dovuto chiudere bottega e dedicarsi ad altro, i più lungimiranti però si sono evoluti ed hanno acquisito le giuste attrezzature per fornire un ottimo servizio a chi debba realizzare stampe professionali.
Non solo, oggi è possibile stampare fotolibri, gadget e tantissime altre cose che con la stampa analogica non era assolutamente possibile, non a questi prezzi almeno.
Quindi quel che poteva essere la morte dei fotolaboratori è stata una rinascita di quelli più avveduti che hanno trovato i giusti prodotti per un mercato in piena evoluzione, offrendo una qualità e dei prodotti decisamente in grado di soddisfare e esigenze di qualsiasi professionista.
Le regolazioni di luminosità e contrasto di cui abbiamo parlato a proposito di Curve e Livelli possono essere incluse pure in di questo articolo concernente le correzioni del colore.
Difatti i numerosi metodi di regolazione cromatica finiscono in definitiva per avere un impatto sui medesimi tre canali RGB, ossia le modifiche a luminosità e contrasto non costituiscono altro che interventi cromatici compiuti su tutti e tre i canali insieme. Ciò che cambia è la maniera di unire gli attributi cromatici da parte dei diversi strumenti, effettuando di fatto selezioni sulle tonalità dell’immagine.
Per molti scegliere un’area del fotogramma sta a significare isolarla dal resto per poi sottoporla a ritocco. Questo è¨ il caso di una selezione spaziale. Ci sono tuttavia selezioni più avanzate che lavorano sull’intervallo delle tonalità per attuare interventi mirati.
Più difficile in teoria che in pratica L’istogramma raffigura, per ogni livello di luminosità , tutti i pixel dell’immagine che possiedono esattamente quel grado di luminosità . La scala dei livelli di luminosità , dal bianco al nero, è¨ disposta in orizzontale da sinistra verso destra, invece l’ammontare dei pixel che hanno un certo grado di luminosità viene letto in verticale. Più elevata è¨ la colonna di un livello e più grande è¨ il numero dei pixel con quella luminosità (la frequenza di tali pixel). L’altezza totale dell’istogramma è scalata per rimanere dentro lo” spazio del diagramma; è pure essenziale, particolarmente per le alte luci, tenere traccia dei pixel bruciati, quantunque complessivamente abbiamo una incidenza scarsa. L’istogramma è¨ pertanto spesso ponderato (normalizzato) per riferire il massimo d’informazione.
Da fotoni a bit I pixel che prendiamo adesso in considerazione sono quelli del sensore della macchina fotografica. In realtà il pixel non esiste fisicamente sul sensore, esiste il fotodiodo; è¨ questo che rileva la luce incidente che poi verrà trasformata in numeri per rappresentare il colore del pixel corrispondente al fotodiodo. Per comodità chiamiamo pixel anche Questi elementi. La mansione di questi pixel (immaginiamoli come delle scatolette) è¨ quella di prendere i fotoni (le particelle che compongono la luce) e di trattenerli per il periodo necessario a misurarne la quantità . In base alla quantità di fotoni il fotodiodo produce una carica elettrica che, amplificata e ripulita, è trasmessa al convertitore analogico / digitale (A/D). Questo traduce in valori numerici il voltaggio delle cariche elettriche.
Il potenziale della ripresa video con la reflex Sia le fotocamere compatte, sia le reflex hanno la possibilità di riprendere video in Alta Definizione, ad un elevato numero di fotogrammi al secondo. L’aggiunta di prese microfono esterne migliora inoltre la qualità del filmato. Il beneficio della ripresa video con una fotocamera reflex consiste nella possibilità di impiegare un parco obiettivi ampio, oltre alla gestione manuale di diaframmi, tempi e sensibilià Iso; è necessario anche prendere in considerazione che la dimensione del sensore delle reflex è¨ di solito superiore a quella delle videocamere.
La rilevanza dell’ ottica Come in analogico le proprietà dell’ottica condizionano la ripresa digitale, iniziando dalla focale. La suddivisione classica è tra focali grandangolari, normali e tele. Ci sono poi obiettivi specifici per ambiti di scatto particolari: zoom, macro, decentrabili, basculanti, con controllo della sfocatura. La profondità di campo e l’angolo di campo sono condizionati dalla lunghezza focale: maggiore è la focale e minore è l’area a fuoco davanti e dietro al piano di fuoco. Più grande è¨ la focale e più piccolo è l’angolo di visione della scena. A ciò si somma l’ accrescimento apparente della lunghezza focale dell’ ottica nel momento in cui si utilizzano sensori di dimensione inferiore al formato 24 x 36mm. Il piano di messa a fuoco é uno, e uno solamente. Ciò che percepiamo come nitido davanti e dietro di esso è solo per il fatto che l’occhio non riesce a selezionare la sfocatura dei punti sui piani vicini a quello a fuoco. La distanza di osservazione è sostanziale, così come la dimensione dei pixel. Chiudendo il diaframma cresce la profondità di campo, in quanto il cerchio di confusione dell’ottica è¨ talmente ridotto da non essere rilevato.
Aps, Full Frame, 3:2, 4:3 I sensori montati sulle macchine fotografiche hanno misure e proporzioni molto diverse. Nelle reflex si passa dal Full Frame (rapporto tra i lati 3:2) delle professionali al più diffuso Aps (3:2), al Quattro Terzi (proporzioni 4:3). Aumentando troviamo sensori destinati alle macchine fotografiche da studio. Gli obiettivi per il Full Frame sono compatibili con i formati inferiori. Viceversa le ottiche per Aps o Quattro Terzi si possono adoperare esclusivamente con i formati a cui sono destinati.
La flessibilità del digitale La misura del sensore è di gran peso per la qualità dell’ immagine. Si passa dai pochissimi millimetri del sensore di un telefono cellulare e delle fotocamere compatte più economiche sino alle dimensioni del diffusissimo formato Aps, e poi a quelle del sensore Full Frame. Le apparecchiature professionali usano sensori anche più grossi. Nella valutazione del sensore, oltre alla sua risoluzione è necessario prendere in considerazione la densità dei fotodiodi sulla superficie. Le dimensioni del singolo punto sono intorno al millesimo di millimetro, o micrometro (micron). La misura del pixel influenza il rumore elettronico registrato insieme alle fotografie, particolarmente per amplificazioni Iso elevate e sulle ombre. Se il pixel è¨ piccolo, il segnale è¨ basso e l’amplificazione del segnale accresce pure il rumore. Il rumore ha effetti importanti sulla gamma dinamica della ripresa.