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	<title>Fotografando</title>
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	<description>Storie, racconti, leggende, fotografie e viaggi di un fotoreporter.</description>
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		<title>Pensando all&#8217;autunno</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 12:26:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Bartolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>

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		<description><![CDATA[Freddo, pioggia, si e&#8217; vero. E&#8217; altrettanto vero pero&#8217; che questa stagione offre colori unici atmosfere ovattate e fantastiche. Meglio quindi uscire e portare a casa qualche scatto indimenticabile. - Posted using BlogPress from my iPhone]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Freddo, pioggia, si e&#8217; vero.</p>
<p>E&#8217; altrettanto vero pero&#8217; che questa stagione offre colori unici atmosfere ovattate e fantastiche.</p>
<p>Meglio quindi uscire e portare a casa qualche scatto indimenticabile.</p>
<p>- Posted using BlogPress from my iPhone</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Vicino e lontano</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Oct 2010 07:11:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Bartolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concorsi Fotografici]]></category>

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		<description><![CDATA[Caro Marcello, vorrei proporti anch’io un concorso fotografico, promosso a Genova da La Bottega Solidale, cooperativa di commercio equo e solidale. Il tema del concorso è “Vicino e lontano”, Ingredienti e storie dal mercato al piatto: l’abbinamento possibile e gustoso tra cibi, ingredienti e tradizioni vicine e lontane da noi. Obbiettivo: trasmettere il messaggio della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Marcello,<br />
vorrei proporti anch’io un concorso fotografico, promosso a Genova da La Bottega Solidale, cooperativa di commercio equo e solidale.<br />
Il tema del concorso è “Vicino e lontano”, Ingredienti e storie dal mercato al piatto: l’abbinamento possibile e gustoso tra cibi, ingredienti e tradizioni vicine e lontane da noi.<br />
Obbiettivo: trasmettere il messaggio della ricchezza delle relazioni tra il qui e l’altrove, attraverso l’associazione di immagini che rappresentino l’interazione tra un elemento identitario proprio del territorio ligure, nato dalla storia locale, ed un elemento di diversità, novità, frutto dell’incontro con culture, sapori, colori ed odori insoliti.<br />
I vincitori riceveranno in omaggio un buono acquisti da spendere presso una Bottega del commercio equo e contribuiranno alla composizione del calendario 2011 Vicino e lontano.<br />
Per partecipare, si deve inviare entro il 15 novembre 2010 le fotografie in formato jpg su supporto cd o dvd e il modulo di partecipazione che si trova su <a rel="nofollow" href="http://www.bottegasolidale.it/"></a><a href="http://www.bottegasolidale.it/">http://www.bottegasolidale.it</a> a La Bottega Solidale, Genova.<br />
Ti ringrazio se vorrai pubblicarlo e partecipare!</p>
<p>Micol Arena<br />
La Bottega Solidale</p>
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		<title>Emozioni in viaggio – Sgoogy.com</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Oct 2010 07:10:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Bartolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concorsi Fotografici]]></category>

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		<description><![CDATA[Buongiorno, parlando di concorsi fotografici vi segnalo anche questo: Prima Edizione del Concorso Internazionale di fotografia “Emozioni in viaggio – Sgoogy.com” Sgoogy.com ha dato il via ad un nuovo Contest, che darà l’opportunità a fotografi professionisti, appassionati di fotografia e gente comune, di mettersi alla prova su un tema ricco di spunti creativi: Emozioni in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Buongiorno,<br />
parlando di concorsi fotografici vi segnalo anche questo:</p>
<p>Prima Edizione del Concorso Internazionale di fotografia<br />
“Emozioni in viaggio – Sgoogy.com”</p>
<p>Sgoogy.com ha dato il via ad un nuovo Contest, che darà l’opportunità a fotografi professionisti, appassionati di fotografia e gente comune, di mettersi alla prova su un tema ricco di spunti creativi: Emozioni in Viaggio.</p>
<p>L’idea nasce come strumento per creare, attraverso il ritratto di colori, profumi e sensazioni, un legame tra il viaggiatore e Sgoogy.com, un portale specializzato nella ricerca di hotel in Italia e all’estero, che offre all’utente una consultazione semplice ed intuitiva. Nato in partnership con Venere.it, già conosciuto da molti per l’ infinità di proposte e per la facilità con cui è possibile prenotare dalle 5 stelle ai B&amp;B alle semplici pensioni, Sgoogy.com si propone di ampliare l’offerta affiliando una moltitudine di nuove strutture.</p>
<p>Partecipare al Concorso è semplice e completamente gratuito! Infatti, dal 4 ottobre 2010 al 5 giugno 2011 le foto si potranno pubblicare online sul sito <a rel="nofollow" href="http://www.sgoogy.com/"></a><a href="http://www.sgoogy.com/">http://www.sgoogy.com</a> dove, effettuando la registrazione nella sezione dedicata al Concorso fotografico, sarà possibile caricare un massimo di 3 fotografie.<br />
La selezione della foto vincitrice, che assegnerà all’autore un Apple Ipad 16GB Wi-Fi, sarà effettuata dai visitatori del portale Sgoogy.com che, previa registrazione, collegandosi alla pagina<a rel="nofollow" href="http://www.sgoogy.com/concorso_fotografico.asp"></a><a href="http://www.sgoogy.com/concorso_fotografico.asp">http://www.sgoogy.com/concorso_fotografico.asp</a> , potranno esprimere il loro voto.<br />
Regolamento e informazioni sul sito <a rel="nofollow" href="http://www.sgoogy.com/"></a><a href="http://www.sgoogy.com/">http://www.sgoogy.com</a>.</p>
<p>Buon viaggio e buoni scatti a tutti!!!</p>
<p>Grazie <img src="http://www.fotografando.org/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif" alt=":)" /></p>
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		<title>Fotografia industriale</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Oct 2010 12:59:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Bartolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia industriale]]></category>

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		<description><![CDATA[Non sono molto d&#8217;accordo con questo termine, fotografia industrialemi suggerisce l&#8217;immagine di una fabbrica che sforna fotografie, niente di più lontano da come intendo io il mestiere del fotografo. La fotografia dovrebbe possedere sempre un fondo artistico, il termine industriale la rende decisamente un qualcosa di &#34;meccanico&#34; e &#34;tecnico&#34; cosa che in realtà non è. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono molto d&#8217;accordo con questo termine, fotografia industrialemi suggerisce l&#8217;immagine di una fabbrica che sforna fotografie, niente di più lontano da come intendo io il mestiere del fotografo.</p>
<p>La fotografia dovrebbe possedere sempre un fondo artistico, il termine industriale la rende decisamente un qualcosa di &quot;meccanico&quot; e &quot;tecnico&quot; cosa che in realtà non è.</p>
<p>Per fotografia industriale si intende di solito quella tipologia di immagini che vengono realizzate come supporto alle aziende, si tratti di realizzare scatti per un catalogo oppure semplici stampe da fornire ai venditori ed ai clienti.</p>
<p><!-- more--></p>
<p>Con questo non voglio dire che si tratti di una branca minore o povera della fotografia, in realtà anche nella fotografia industriale è necessario un buon fotografo, un buon occhio ed un&#8217;ottima tecnica.</p>
<p>Spesso ci si può trovare di fronte a sfide davvero interessanti, come quella di rendere bello un capannone di 30 anni che bello non si può davvero definire, oppure di far risaltare le raffinatezze di un processo di lavorazione.</p>
<p>Chi si occupa di fotografia industriale sa benissimo che si potrebbe trovare di fronte qualsiasi cosa, dall&#8217;oggettistica piena di colore e sfumature che offre comunque tantissime chiavi di interpretazione alla pura foto di un pezzo meccanico che di artistico ha davvero poco.</p>
<p>Sta alla sensibilità del fotografo riuscire a cogliere l&#8217;aspetto estetico ed emozionale rispettando lo scopo primario dell&#8217;immagine: l&#8217;illustrazione. A volte può essere frustrante, a volte invece possono uscire delle immagini davvero eccellenti che riescono a combinare perfettamente l&#8217;estetica con la tecnica.</p>
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		<title>Nitidezza fotografia a distanze diverse: Il floating</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Oct 2010 22:26:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Bartolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia Digitale]]></category>

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		<description><![CDATA[La parola floating in italiano si traduce come progetto a &#8220;lenti flottanti&#8221;. Segnala che &#232; stata usata una soluzione intelligente. Difatti vuole indicare che lo schema ottico dell&#8217;obiettivo &#232; stato sviluppato in maniera tale da potere essere variabile, per la posizione delle lenti, a seconda della distanza a cui &#232; stato focheggiato l&#8217;obiettivo. Brevemente: non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><P>La parola floating in italiano si traduce come progetto a &#8220;lenti flottanti&#8221;. Segnala che &#232; stata usata una soluzione intelligente. Difatti vuole indicare che lo schema ottico dell&#8217;obiettivo &#232; stato sviluppato in maniera tale da potere essere variabile, per la posizione delle lenti, a seconda della distanza a cui &#232; stato focheggiato l&#8217;obiettivo. </P><br />
<P>Brevemente: non &#232; detto che un&#8217;ottica grandangolare, nitidissima in una ripresa ad enorme distanza, conservi la sua qualit&#224; se la si utilizza a distanza ravvicinata. Per avere una ottima resa ottica anche in una inquadratura &#8220;grandangolare macro&#8221;, per esempio, c&#8217;&#232; bisogno che l&#8217;ottica sia progettato in maniera tale da modificare la posizione reciproca delle lenti se si inquadra un oggetto distante pochissimi centimetri. La soluzione a lenti flottanti &#232; adesso utilizzata su moltissime ottiche moderne. </P></p>
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		<title>PPI contro DPI</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Oct 2010 13:52:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Bartolini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In alcuni casi, nei riferimenti alla risoluzione, pu&#242; capitarvi di trovare i pixel per inch (PPI) espressi, sbagliando, come dots per inch ( DPI) ovverossia punti per pollice, in qualche manuale, rivista o libro. Laddove il primo termine fa riferimento specificatamente alle misure in pixel dell&#8217;immagine, il secondo &#232; la misura di quanti punti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><P>In alcuni casi, nei riferimenti alla risoluzione, pu&#242; capitarvi di trovare i pixel per inch (PPI) espressi, sbagliando, come dots per inch ( DPI) ovverossia punti per pollice, in qualche manuale, rivista o libro. </P><br />
<P>Laddove il primo termine fa riferimento specificatamente alle misure in pixel dell&#8217;immagine, il secondo &#232; la misura di quanti punti di inchiostro la stampante pone in un pollice. </P></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sensori della fotocamera</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Oct 2010 18:44:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Bartolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia Digitale]]></category>

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		<description><![CDATA[Il sensore di una macchina fotografica digitale svolge la medesima attivit&#224; di una pellicola nella fotocamera tradizionale. Il sensore &#232; posizionato esattamente dove l&#8217;obiettivo dell&#8217;apparecchio mette a fuoco il soggetto oppure la scena ed &#232; precisamente in quella posizione che l&#8217;immagine viene inizialmente&#8221; catturata&#8221; prima di essere elaborata in informazioni digitali e affidata alla scheda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><P>Il sensore di una macchina fotografica digitale svolge la medesima attivit&#224; di una pellicola nella fotocamera tradizionale. Il sensore &#232; posizionato esattamente dove l&#8217;obiettivo dell&#8217;apparecchio mette a fuoco il soggetto oppure la scena ed &#232; precisamente in quella posizione che l&#8217;immagine viene inizialmente&#8221; catturata&#8221; prima di essere elaborata in informazioni digitali e affidata alla scheda della macchina fotografica per essere memorizzata per un periodo pi&#249; lungo. </P><br />
<P>Anatomia del sensore </P><br />
<P>L&#8217; area del sensore &#232; ricoperta da una griglia di milioni di microscopici apparecchi chiamati &#8220;.photosite&#8221; ciascuno dei quali rappresenta un pixel dell&#8217; immagine catturata. Nel momento in cui le case produttrici parlano di fotocamera 8MP, il sensore dell&#8217;apparecchio ha approssimativamente 8 milioni di photosite. </P><br />
<P>Uno dei componenti essenziali del photosite &#232; il fotodiodo, che trasforma la luce in una carica elettrica; quindi maggiore sar&#224; la luce, pi&#249; forte sar&#224; la ca- rica. l&#8217;apparato dei photosite registra i diversi livelli di luminosit&#224; e li converte in altrettante cariche elettriche. Esse vengono in seguito amplificate ed inviate ad un convertitore analogico/digitale, dove la carica sar&#224; elaborata in dati digitali. </P></p>
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		<title>Mirini istantanei</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Oct 2010 15:31:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Bartolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia Digitale]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni fotocamera reflex digitale &#232; dotata di uno schermo istantaneo e luminoso. Questo perch&#232; la luce dalla scenografia passa attraverso l&#8217;ottica grazie a uno specchio a 45&#176; e successivamente attraversando un prisma esce dal mirino. Grazie a questa configurazione di specchi e prismi, il mirino vede proprio quello a cui verr&#224;&#160; esposto il sensore, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><P>Ogni fotocamera reflex digitale &#232; dotata di uno schermo istantaneo e luminoso. Questo perch&#232; la luce dalla scenografia passa attraverso l&#8217;ottica grazie a uno specchio a 45&#176; e successivamente attraversando un prisma esce dal mirino. Grazie a questa configurazione di specchi e prismi, il mirino vede proprio quello a cui verr&#224;&nbsp; esposto il sensore, non appena il tasto di scatto dell&#8217; otturatore sar&#224; premuto per scattare la fotografia. Questo permette un&#8217;inquadratura pi&#249; accurata ed una composizione pi&#249; semplice, specialmente in condizioni di poca luce, laddove i mirini elettronici hanno difficolt&#224;&nbsp; a comunicare una scena buia e risentono per di pi&#249; di un lieve ritardo. </P><br />
<P>LA VISTA DELLA REFLEX </P><br />
<P>Il termine SRL sta per&#8221; Reflex monobiettivo&#8221; e Allude al mirino della reflex, assieme al suo meccanismo di specchio e prisma che vi consente di guardare attraverso l&#8217;ottica per scattare le vostre immagini. Sostanzialmente, ci&#242; sta a significare che quello che vedete nel mirino &#232; quanto realmente avrete con la foto finale. </P></p>
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		<title>Lavorazione asferica ed obiettivi asferici</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Oct 2010 14:13:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Bartolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Obiettivi]]></category>

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		<description><![CDATA[Una lente ottica &#232; capace di deviare il raggio di luce che la percorre in misura pi&#249; grande o pi&#249; piccola, in base all&#8217; &#8216;indice di rifrazione del suo vetro ovvero pure della curvatura della lente medesima. Di solito la superficie dell ottica &#232; realizzata come porzione di una sfera. Questo tuttavia crea un contrattempo: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><P>Una lente ottica &#232; capace di deviare il raggio di luce che la percorre in misura pi&#249; grande o pi&#249; piccola, in base all&#8217; &#8216;indice di rifrazione del suo vetro ovvero pure della curvatura della lente medesima. Di solito la superficie dell ottica &#232; realizzata come porzione di una sfera. Questo tuttavia crea un contrattempo: i raggi che la attraversano ai bordi percorrono un cammino pi&#249; lungo, per arrivare sulla pellicola o sul sensore, in confronto a quelli che passano dal centro. Questo d&#224; origine all&#8217;aberrazione sferica che i progettisti cercano di rettificare ricorrendo ad altre lenti con differenti specifiche ma tuttavia complicando la progettazione dell&#8217;obiettivo. C&#8217;&#232; una soluzione pi&#249; raffinata, anche se tecnologicamente non semplice da attuare. &#200; quella di lavorare l&#8217; ottica secondo una superficie asferica, cio&#232; con curvatura variabile punto per punto. </P><br />
<P>Non &#232; una tecnologia produttiva basilare: la mola di politura che profila l&#8217; ottica deve essere controllata da computer, o la lente va scaldata e in seguito presagomata attraverso una &#8220;forma&#8221; asferica opportunamente realizzata ad altissima precisione, se no si inietta fra vetro della lente e sagoma asferica una resina plastica con adeguato indice di rifrazione, affinch&#233; si depositi come strato correttivo. Qui la lente sar&#224; sferica e l&#8217;adesione tra strato in resina e vetro dovr&#224; essere perfetta. L&#8217;attuale espansione di soluzioni asferiche ha consentito di abbassare il numero di lenti in numerosi obiettivi zoom ed &#232; alla base dello sviluppo di numerose fotocamere compatte. </P></p>
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		<title>Macchine fotografiche compatte</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Sep 2010 03:15:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Bartolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotocamere]]></category>

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		<description><![CDATA[Un grado pi&#249; in alto nella scala della fotografia in confronto ai telefoni cellulari con fotocamera, si mette una ampia gamma di macchine fotografiche digitali compatte attualmente sul mercato. Queste possono variare dai modelli economici, di base, sino alle &#8220;super&#8221; compatte, colme di funzioni, fortemente specializzate e di conseguenza costose. le compatte pi&#249; semplici normalmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><P>Un grado pi&#249; in alto nella scala della fotografia in confronto ai telefoni cellulari con fotocamera, si mette una ampia gamma di macchine fotografiche digitali compatte attualmente sul mercato. Queste possono variare dai modelli economici, di base, sino alle &#8220;super&#8221; compatte, colme di funzioni, fortemente specializzate e di conseguenza costose. le compatte pi&#249; semplici normalmente possiedono uno zoom ottico 3x e molto spesso non possiedono un mirino separato o una selezione per la messa a fuoco manuale. Permettono determinate modalit&#224;&nbsp; di scatto ,&#8221;standard&#8221; come la &#8220;sport&#8221;, &#8220;paesaggio&#8221; e &#8220;ritratto&#8221;. </P><br />
<P>In ogni caso, anche utilizzata da colui che non possiede in pratica nessuna esperienza, la maggior parte degli apparecchi &#8220;inqua dra e scatta&#8221; possono realizzare foto delle vacanze che potrebbero essere stampate fino al formato cartolina. All&#8217;altra estremit&#224;&nbsp; della gamma, esistono fotocamere compatte che hanno sensori da 12MP, zoom ottici 15x, una ampia disponibilit&#224;&nbsp; di modalit&#224;&nbsp; di scatto, l&#8217;override manuale, scatti in serie (che permettono di riprendere dalle tre alle cinque immagini al secondo), lo stabilizzatore d&#8217;immagine e cos&#236; via. Adoperate in maniera appropriata, gueste supercompatte possono fare fotografie all&#8217; altezza di quelle delle Reflex digitali. </P></p>
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		<title>Risoluzione del display</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 19:53:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Bartolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia Digitale]]></category>

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		<description><![CDATA[Considerato che la risoluzione standard del video di un computer pu&#242; essere o di 72ppi (Windows) o di 96ppi (Machintosh) le fotografie della macchina fotografica digitale che vanno visualizzate a video potrebbero essere impostate a una risoluzione di 72ppi o a 96ppi (molto basse per la stampa), apparendo pur sempre come foto con toni continui, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><P>Considerato che la risoluzione standard del video di un computer pu&#242; essere o di 72ppi (Windows) o di 96ppi (Machintosh) le fotografie della macchina fotografica digitale che vanno visualizzate a video potrebbero essere impostate a una risoluzione di 72ppi o a 96ppi (molto basse per la stampa), apparendo pur sempre come foto con toni continui, quando sono visualizzate su un monitor. </P><br />
<P>Per quello che concerne le misure dell&#8217;immagine, ne deriva che con una risoluzione del monitor impostata a 800 x 600 pixel, l&#8217;immagine della fotocamera dovr&#224;&nbsp; essere soltanto di 800 x 600 pixel per adattarsi completamente allo schermo. </P><br />
<P>Badate bene, questo vale solo e soltanto se intendete utilizzare le immagini che state realizzando per ottenere prodotti diversi dalla stampa. Niente e nessuno potr&#224; mai aumentare le dimensioni di un&#8217;immagine piccola, mentre sar&#224; sempre possibile diminuire quelle di una grande. </P><br />
<P>Per questo motivo io preferisco sempre realizzare le mie foto a risoluzioni relativamente elevate, lasciando poi la scelta delle dimensioni definitive in post-produzione. Non si sa mai che fine debba fare in futuro un immagine, per questo motivo preferisco archiviare le immagini ad una risoluzione adeguata anche per una futura stampa.</P></p>
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		<title>La luce laterale</title>
		<link>http://www.fotografando.org/621/tecnica/illuminazione/la-luce-laterale/</link>
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		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 14:25:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Bartolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Illuminazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Un set semplice che consente di utilizzare i chiaro-scuro per dare profondit&#224;&#160; all&#8217;immagine e restituire l&#8217;oggetto in modo plastico. Attraverso la sua riproduzione bidimensionale, la fotografia &#232; pi&#249; vicina alla pittura che non alla osservazione della realt&#224;&#160;, come la osserviamo ogni giorno. Noi difatti possediamo una percezione tridimensionale della realt&#224;&#160;, dato che i due occhi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><P>Un set semplice che consente di utilizzare i chiaro-scuro per dare profondit&#224;&nbsp; all&#8217;immagine e restituire l&#8217;oggetto in modo plastico. </P><br />
<P>Attraverso la sua riproduzione bidimensionale, la fotografia &#232; pi&#249; vicina alla pittura che non alla osservazione della realt&#224;&nbsp;, come la osserviamo ogni giorno. Noi difatti possediamo una percezione tridimensionale della realt&#224;&nbsp;, dato che i due occhi ci consentono di compiere una duplice &#8220;scansione&#8221; della medesima immagine, da due punti leggermente diversi. Grazie a tali dati, il nostro cervello ricompone la scena in tre dimensioni, anche quando l&#8217;illuminazione &#232; piatta. </P><br />
<P>La fotografia invece, visto che sar&#224; immagazzinata su un supporto a due sole dimensioni, necessita di una&#8217; attenta illuminazione in grado di regalare volume al soggetto o, se preferiamo, di generare dei chiaro-scuro decisamente necessari alla simulazione della terza dimensione. </P><br />
<P>Per capire meglio la questione possiamo paragonare la foto di una faccia a quella di un cilindro; in questo modo &#232; pi&#249; semplice comprendere che, se desideriamo renderlo in maniera diversa dall&#8217;immagine piatta di un rettangolo, dovremo illuminarlo con una luce sfumata. </P><br />
<P>Un volto, o un oggetto, hanno generalmente l&#8217;assoluto bisogno&nbsp; di zone d&#8217;ombra per una loro giusta rappresentazione, diversamente il risultato &#232; piatto. Esistono per&#242; situazioni nelle quali &#232; esattamente questo quello che il fotografo desidera raggiungere, ed &#232; per esempio il caso della fotografia di Beauty, nella quale si cerca una interpretazione essenziale dei tratti del volto e del make-up impiegato. </P><br />
<P>Volendo comporre un gioco di luci ed ombre per dare tridimensionalit&#224;&nbsp; al soggetto &#232; necessario prestare notevole attenzione anche all&#8217; estensione della latitudine di posa della pellicola. Se per esempio illuminiamo un volto da una parte, ma lasciamo completamente in ombra la zona opposta, quest&#8217;ultima sulla pellicola risulter&#224;&nbsp; del tutto oscuro e sottoesposto, privo cio&#232; della bench&#233; minima indicazione. </P><br />
<P>Ogni film possiede una sua latitudine di posa; quella delle pellicole negative, B/N e colore, &#232; ben pi&#249; vasta di quella delle diapositive. Una differenza poi esiste fra le pellicole a bassa sensibilit&#224;&nbsp; che,con un contrasto complessivo pi&#249; forte, dispongono di una inferiore latitudine di posa, e le pellicole caratterizzate da una maggiore sensibilit&#224;&nbsp;. Appunto per utilizzare la loro maggiore latitudine di posa, molti fotografi di moda usano le macchine fotografiche digitali per le loro riprese; il risultato &#232; un&#8217;immagine pi&#249; morbida. Se poi &#232; necessario incrementare il contrasto &#232; sufficente rivolgersi ad un software di fotoritocco. </P><br />
<P>Alcuni fotografi ancora oggi invece preferiscono riprendere con la pellicola perch&#232;, dal punto di vista didattico, &#232; pi&#249; formativa; inoltre ritengono che sia migliore nella resa dell&#8217;incarnato, nella abilit&#224;&nbsp; di definire il dettaglio e specialmente tenga meglio nel controluce, io sono d&#8217;accordo solo per la parte &#8220;didattica&#8221;, il non vedere il risultato on-the-fly ed il dover essere precisi aiuta molto chi sta imparando a fotografare, tanto &#232; vero che nei corsi fotografici che tengo la prima cosa che faccio &#232; cosegnare una fotocamera con pellicola per valutare il livello degli allievi, solamente in seguito possono cominciare ad usare le loro apparecchiature digitali, con la consapevolezza di sapere bene quello che stanno facendo. </P><br />
<P>Impiegando una diapositiva da 100 ISO, generalmente la pellicola non assorbe pi&#249; di due o tre stop di differenza tra le aree chiare e quelle scure. Al di l&#224; tali valori, sull&#8217;immagine incominciano ad apparire zone di sovra o sotto esposizione, e quindi senza particolari. L&#8217;analisi della luce di un set deve essere pertanto fatta tutte le volte con un esposimetro, meglio se provvisto di analisi della luce incidente per apprezzare fedelmente sul soggetto la caduta di luce delle zone in ombra nei confronti di quelle illuminate. </P><br />
<P>Il set </P><br />
<P>Faccio l&#8217;esempio di un set che dispone di due fonti d&#8217;illuminazione: un ampio bank messo di fianco rispetto al soggetto, e un&#8217;altra fonte di luce costituita da un ombrello bianco in posizione alta e pi&#249; frontale relativamente a quella del bank. La luce dell&#8217;ombrello ha scopo di riempimento e di compensazione del contrasto dell&#8217;immagine. </P><br />
<P>Il bank ai lati difatti, se da una parte crea un effetto di tridimensionalit&#224;&nbsp; del soggetto, d&#8217;altra parte genera un illuminazione di forti contrasti. L&#8217;ombrello viceversa, consente di abbassare il contrasto generale e di illuminare il lato in ombra del soggetto, pur conservando il gioco di chiaro-scuro. </P><br />
<P>Fra la zona pi&#249; illuminata e quella meno illuminata abbiamo una caduta di luce intorno a due diaframmi, una differenza che tuttavia diminuisce dato che s effettueremo una sovraesposizione complessiva di circa uno stop rispetto al dato indicato dall&#8217; esposimetro. Ragione di questa decisione &#232; l&#8217;intenzione di restituire in maniera pi&#249; dolce la carnagione del soggetto, che diversamente risulterebbe troppo densa, con i difetti in risalto. </P><br />
<P>Questo schema di luce determina una illuminazione pi&#249; forte sulla zona del soggetto esposta alla luce principale (bank), con un calo progressivo sul lato meno illuminato. Il fondo non sar&#224;&nbsp; precisamente bianco, ma debolmente grigiastro, per l&#8217; inevitabile calo di luce. </P><br />
<P>E&#8217; quindi un set alquanto conveniente e pratico, particolarmente se si dispone di poche luci o di una sala di posa non tanto ampia. </P><br />
<P>Si potrebbero applicare anche delle piccole varianti impiegando per esempio dei pannelli neri o bianchi posizionati sul lato opposto delle luci. Se si adoperano dei pannelli bianchi la schiarita della zona non illuminata evidentemente sar&#224;&nbsp; maggiore. L&#8217;inclinazione del viso, la postura del corpo e la distanza del soggetto dalle luci sono altre varianti, che tuttavia devono essere sperimentate misurando accuratamente l&#8217;esposizione. Se per esempio iI soggetto si avvicina al bank la sovraesposizione del lato illuminato della figura sale e comprensibilmente diventa pi&#249; scura la zona non illuminata; quindi dovremo regolare l&#8217; apertura del diaframma del nostro obiettivo per evitare la sovraesposizione. </P></p>
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		<title>Flare cutter Tagliare i riflessi</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Sep 2010 05:11:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Bartolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Obiettivi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il contrasto di una immagine &#232; ridotto dalla diffusione di raggi di luce sulla superficie delle lenti. Le vie per combattere questo fenomeno sono due: agevolare la trasmjssione di luce attraverso le lenti medesime, cosa che viene attuata perfezionando gli strati antiriflesso depositati sulle lenti (multicoating), oppure provare a impedire ai raggi di luce di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><P>Il contrasto di una immagine &#232; ridotto dalla diffusione di raggi di luce sulla superficie delle lenti. Le vie per combattere questo fenomeno sono due: agevolare la trasmjssione di luce attraverso le lenti medesime, cosa che viene attuata perfezionando gli strati antiriflesso depositati sulle lenti (multicoating), oppure provare a impedire ai raggi di luce di arrivare alle lenti. Questo secondo intento viene conseguito verniciando in nero, magari in vellutino nero, la parte interna del corpo ottica, oppure addirittura montando un adeguato diaframma molto &#8220;aperto&#8221;, in sostanza una corona frangiluce denominata &#8220;flare cutter&#8221;, in posizione opportuna fra le lenti. &#200; una risoluzione, quest&#8217;ultima, alquanto drastica ma in alcuni casi applicata particolarmente su obiettivi ad elevata luminosit&#224;. </P></p>
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		<title>La tecnologia dell&#8217;obiettivo</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 17:29:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Bartolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Obiettivi]]></category>

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		<description><![CDATA[Forse &#232; arduo affermare che la rivoluzione accaduta nell&#8217;obiettivo sia come quella accaduta per il corpo macchina, ciononostante sono stati spesi molti soldi per lo sviluppo della sua tecnologia. Alla fine del secolo scorso, se taluno avesse affermato di poter fabbricare un ottica che copriva un estensione di zoom da 28-300mm, che pesava meno di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><P>Forse &#232; arduo affermare che la rivoluzione accaduta nell&#8217;obiettivo sia come quella accaduta per il corpo macchina, ciononostante sono stati spesi molti soldi per lo sviluppo della sua tecnologia. </P><br />
<P>Alla fine del secolo scorso, se taluno avesse affermato di poter fabbricare un ottica che copriva un estensione di zoom da 28-300mm, che pesava meno di 500g, che produceva risultati discreti con tutta la sua portata di lunghezza focale ed aveva la capacit&#224;&nbsp; di mettere a fuoco per di pi&#249; entro 0.5m, nessuno lo avrebbe preso sul serio. </P><br />
<P>Eppure questi obiettivi ci sono. Gli obiettivi moderni risultano pi&#249; leggeri, pi&#249; nitidi, mettono a fuoco pi&#249; velocemente e tendono di meno a generare la luce parassita di quanto non accadesse in passato. Se ci si somma il fatto che numerosi adesso dispongono di sistemi di stabilizzazione d&#8217;immagine (o riduzione di vibrazione) che permettono di tenere una macchina fotografica in mano impiegando tempi di posa bassi sino ad 1/15 sec, continuando ad avere fotografie nitide, si potrebbe serenamente asserire che i fotografi non hanno mai avuto vita talmente semplice. </P><br />
<P>Ineluttabilmente, questa tecnologia costa cara. Esistono obiettivi sul mercato attualmente che costano quanto una macchina fotografica compatta una stampante, un computer e tutto il software necessario per manipolare le fotografie messe assieme. </P></p>
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		<title>Rumore, campo di applicazione dinamico e tempo di risposta</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 17:25:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Bartolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia Digitale]]></category>

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		<description><![CDATA[Le fotocamere compatte hanno evidentemente dei notevoli pregi in termini di semplicit&#224; d&#8217;uso e di praticit&#224; tuttavia hanno alcuni aspetti negativi, non correlati al costo dell&#8217;apparecchio. Il primo della lista &#232; certamente l&#8217;eterno problema del rumore. Non si sfugge al fatto che, in tante condizioni, il rumore apparir&#224; ben visibile in fotografie realizzate tramite sensori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><P>Le fotocamere compatte hanno evidentemente dei notevoli pregi in termini di semplicit&#224; d&#8217;uso e di praticit&#224; tuttavia hanno alcuni aspetti negativi, non correlati al costo dell&#8217;apparecchio. Il primo della lista &#232; certamente l&#8217;eterno problema del rumore. Non si sfugge al fatto che, in tante condizioni, il rumore apparir&#224; ben visibile in fotografie realizzate tramite sensori ridotti con photositi piccoli, e tutte le fotocamere compatte, per loro costituzione, dispongono di sensori piccoli e photosite piccoli. </P><br />
<P>Il secondo grattacapo con questo tipo di sensori &#232; il campo di applicazione dinamico ristretto, cio&#232; la abilit&#224;&nbsp; di rilevare il particolare in zone d&#8217;ombra o di troppa luce. Rispetto ai sensori grandi, quelli piccoli tendono a lasciare pi&#249; nere le ombre e pi&#249; bianche quelle con troppa luminosit&#224;. Il prossimo ed ultimo difetto ultimo di cui parler&#242; potrebbe essere pi&#249; evidente ai fotografi che passano dalla pellicola alle digitali compatte. </P><br />
<P>La prima cosa che tante persone notano, &#232; il tempo che utilizza la fotocamera digitale per scattare realmente l&#8217; immagine dopo che &#232; stato premuto il bottone di scatto si nota come &#8220;ritardo dell&#8217; otturatore&#8221;, il ritardo &#232; causato dalla messa a fuoco della macchina fotografica che deve impostare la corretta esposizione, e in seguito &#8220;caricare&#8221; il sensore per accingersi a prendere l&#8217;immagine. In certe compatte basic ci possono volere fino a 0,5 secondi, certe volte sufficienti a far perdere uno scatto singolare, in maniera particolare se un&#8217; espressione di un volto oppure una posa di un soggetto. </P><br />
<P>Benefici </P><br />
<P>D&#8217;altronde, numerose delle fotocamere compatte pi&#249; evolute avendo un ritardo alquanto esiguo, forniscono stampe fotografiche A4 o maggiori di ottima qualit&#224; e danno al fotografo con superiore esperienza un controllo manuale per fotografie pi&#249; creative. Oltre a ci&#242;, numerose fotocamere compatte hanno la possibilit&#224; di eseguire brevi riprese video di buona qualit&#224;&nbsp;, anche con il suono. Queste funzioni, combinate al costo relativamente piccolo ed al fatto che molte persone preferiscono mettere una piccola fotocamera in tasca anzich&#233; che portare dietro una borsa con un&#8217;attrezzatura voluminosa, sono le cause per cui si vendono pi&#249; compatte di qualsiasi altra macchina fotografica digitale. </P><br />
<P>Prima di selezionare un modello, analizzate le vostre esigenze&nbsp;. Una fotocamera reflex risulter&#224; esagerata se ci si vuole solo divertire un po&#8217;, se si vogliono eseguire veloci foto in villeggiatura ed inoltre pu&#242; attirare attenzione indesiderata; una compatta, malgrado ci&#242;, raramente produrr&#224;&nbsp; foto panoramiche mozzafiato in A3. </P></p>
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		<title>Sonde colorimetri o spettrofometri ?</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 15:50:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Bartolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia Digitale]]></category>

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		<description><![CDATA[Colorimetri o spettrofometri? Per effettuare la calibrazione e la profilazione si utilizzano adeguati strumenti. Si tratta di sonde in grado di interpretare il colore, con programmi che alla fine delle misurazioni impostano al meglio le periferiche e ne tracciano il profilo, salvandolo. I monitor adoperano di frequente colorimetri economici, operanti per filtratura, adeguati a necessit&#224; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><P>Colorimetri o spettrofometri? </P><br />
<P>Per effettuare la calibrazione e la profilazione si utilizzano adeguati strumenti. Si tratta di sonde in grado di interpretare il colore, con programmi che alla fine delle misurazioni impostano al meglio le periferiche e ne tracciano il profilo, salvandolo. I monitor adoperano di frequente colorimetri economici, operanti per filtratura, adeguati a necessit&#224; amatoriali. Gli spettrofotometri sono strumenti pi&#249; complessi e costosi ma anche pi&#249; precisi, in grado di leggere la composizione spettrale di un colore, sia emesso (monitor) che riflesso (stampante). Ci sono programmi, frequentemente gratuiti, che permettono di calibrare e profilare uno schermo sulla base della semplice osservazione visiva, con campioni generati a monitor. I risultati sono per&#242; soggettivi e non sono in grado di offrire l&#8217;affidabilit&#224;&nbsp; necessaria per un flusso di lavoro orientato alla qualit&#224;&nbsp;.</P></p>
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		<title>Pixel e risoluzione</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 09:48:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Bartolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia Digitale]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutte le fotografie digitali sono costituite da piccolissimi blocchi chiamati ,&#8221;pixel&#8221; (elementi dell&#8217; immagine). Un unico pixel ha le informazioni che gestiscono il suo colore, l&#8217;intensit&#224;&#160; di quel colore e la luminosit&#224;&#160; del pixel stampato o su display. Tali caratteristiche sono definite abitualmente come i valori HSB ,(Hue Saturation Brightness) del pixel, cio&#232; Tonalit&#224;&#160;, Saturazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><P>Tutte le fotografie digitali sono costituite da piccolissimi blocchi chiamati ,&#8221;pixel&#8221; (elementi dell&#8217; immagine). Un unico pixel ha le informazioni che gestiscono il suo colore, l&#8217;intensit&#224;&nbsp; di quel colore e la luminosit&#224;&nbsp; del pixel stampato o su display. </P><br />
<P>Tali caratteristiche sono definite abitualmente come i valori HSB ,(Hue Saturation Brightness) del pixel, cio&#232; Tonalit&#224;&nbsp;, Saturazione e luminosit&#224;; la stragrande maggioranza delle immagini digitali sono composte da milioni di pixel che non sono abitualmente visibili ad occhio nudo, pertanto quando guardiamo un&#8217;immagine digitale percepiamo il leggero e progressivo cambiamento di luce e ombra, tono e colore come dei passaggi delicati, o &#8220;toni continui&#8221; . Il numero di pixel dell&#8217;immagine determina la risoluzione dell&#8217; immagine (quanti dettagli racchiude): pi&#249; pixel ha, maggiore sar&#224; la risoluzione. Il numero dei pixel fa riferimento anche alle misure massime di stampa, perch&#232; maggiori sono i pixel pi&#249; sono grandi le misure di stampa che si possono ottenere senza perdita qualitativa </P><br />
<P>E&#8217; per Tale motivo che la risoluzione &#232; uno dei fattori fondamentali alla base della qualit&#224;&nbsp; delle fotografie digitali, ma, come abbiamo vieto e vedremo nuovamente in seguito, il numero dei pixel dell&#8217;immagine non sar&#224; assolutamente il solo fattore. </P></p>
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		<title>Vetri speciali</title>
		<link>http://www.fotografando.org/613/tecnica/obiettivi-e-ottiche/obiettivi/vetri-speciali/</link>
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		<pubDate>Sat, 25 Sep 2010 08:48:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Bartolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Obiettivi]]></category>

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		<description><![CDATA[ED, UD, SLD ed altre sigle Sono numerose, e differenti, le sigle che appaiono sulle ottiche fotografiche. Tra loro talune, vedi anche l&#8217;articolo sull&#8217; aberrazione cromatica, indicano che sono stati utilizzati vetri speciali. I ricercatori dei reparti di progettazione ottica hanno difatti definito numericamente alcune specifiche basilari che risultano utilissime in un ottica. In particolare, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><P>ED, UD, SLD ed altre sigle </P><br />
<P>Sono numerose, e differenti, le sigle che appaiono sulle ottiche fotografiche. Tra loro talune, vedi anche l&#8217;articolo sull&#8217; aberrazione cromatica, indicano che sono stati utilizzati vetri speciali. I ricercatori dei reparti di progettazione ottica hanno difatti definito numericamente alcune specifiche basilari che risultano utilissime in un ottica. </P><br />
<P>In particolare, sono preziosi, per risolvere problemi di progetto, i vetri caratterizzati da un elevato indice di rifrazione, a causa della possibilit&#224; che permettono di piegare tanto il raggio che li percorre anche senza appellarsi a superfici a forte curvatura, che tuttavia allo stesso tempo non hanno una dispersione cromatica troppo alta, cio&#232; non accentuano troppo l&#8217; effetto di iridescenza in presenza di luci dai colori differenti. Ogni costruttore ha elaborato, in questo campo, una propria soluzione ed una propria sigla: Ultralow Dispersion, Extralow Dispersion, Super Low Dispersion e cos&#236; via. </P></p>
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		<title>Obiettivi con zoom</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Sep 2010 21:47:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Bartolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Obiettivi]]></category>

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		<description><![CDATA[Un obiettivo con zoom di una compatta viene definito abitualmente 3x, 5x, o 10x. Uno zoom 5x significa che quando l&#8217;obiettivo sar&#224; impostato al massimo l&#8217;oggetto apparir&#224;&#160; cinque volte pi&#249; grande di quando la regolazione sar&#224; quella minima. Gli obiettivi con zoom di una Reflex digitale usano la lunghezza focale &#8211; dal grandangolo (es. 35mm) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><P>Un obiettivo con zoom di una compatta viene definito abitualmente 3x, 5x, o 10x. Uno zoom 5x significa che quando l&#8217;obiettivo sar&#224; impostato al massimo l&#8217;oggetto apparir&#224;&nbsp; cinque volte pi&#249; grande di quando la regolazione sar&#224; quella minima. </P><br />
<P>Gli obiettivi con zoom di una Reflex digitale usano la lunghezza focale &#8211; dal grandangolo (es. 35mm) al teleobiettivo (es. 105mm). Si possono inoltre trovare tra le regolazioni dell&#8217;apparecchio &#8220;zoom digitali&#8221; dai valori molto elevati, ma visto che lo zoom &#232; ricreato artificiosamente dal software dell&#8217;apparecchio, &#232; preferibile evitarlo, perch&#232; generalmente, pi&#249; utilizzate lo zoom digitale pi&#249; rovinate l&#8217;immagine finale. </P></p>
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		<title>L&#8217;obiettivo della macchina fotografica</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Sep 2010 09:57:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Bartolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Obiettivi]]></category>

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		<description><![CDATA[Dall&#8217;avvento della macchina fotografica digitale, i costruttori, ed in parte pure i periodici di fotografia ed i siti internet, erano ossessionati dalla prestazione dei componenti interni delle fotocamere, specialmente i sensori ed il numero dei pixel. Non avremmo potuto dare torto a colui che, novizio della fotografia digitale, avesse pensato che la qualit&#224;&#160; della foto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><P>Dall&#8217;avvento della macchina fotografica digitale, i costruttori, ed in parte pure i periodici di fotografia ed i siti internet, erano ossessionati dalla prestazione dei componenti interni delle fotocamere, specialmente i sensori ed il numero dei pixel. </P><br />
<P>Non avremmo potuto dare torto a colui che, novizio della fotografia digitale, avesse pensato che la qualit&#224;&nbsp; della foto dipendeva soprattutto dal numero di pixel ammassati all&#8217;interno del chip. Per tanti versi non c&#8217;&#232; da sorprendersi, vista la relativa novit&#224;&nbsp;della tecnologia e la quantit&#224;&nbsp; di denaro spesa nella ricerca e sviluppo in quel determinato settore della fotografia digitale. Malgrado ci&#242;, i fotografi pi&#249; esperti sanno benissimo che la fissazione per il numero dei pixel &#232; un finto dilemma. </P><br />
<P>Laddove i sensori sono un elemento essenziale del puzzle della macchina fotografica, dato che rappresentano la parte che registra l&#8217;immagine e devono poter registrare una gamma dinamica quanto pi&#249; vasta possibile, il pi&#249; speditamente possibile, molti sostengono che l&#8217;obiettivo che raccoglie: l&#8217;informazione della luce &#232; altrettanto fondamentale, se non in maniera superiore. </P></p>
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		<title>Portata dell&#8217;apertura di diaframma</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Sep 2010 09:29:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Bartolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Obiettivi]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;apertura di diaframma massima di un ottica, comunemente, sar&#224; scritta o sul barilotto o sulla parte anteriore dell&#8217;obiettivo. Per esempio, un ottica con apertura massima di f/2.8 avr&#224; impresso1:2.8. Per le ottiche con zoom, il pi&#249; delle volte sar&#224; riportata la variazione di apertura, come 1 :4-5.6. Questo segnala che con la lunghezza focale pi&#249; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><P>L&#8217;apertura di diaframma massima di un ottica, comunemente, sar&#224; scritta o sul barilotto o sulla parte anteriore dell&#8217;obiettivo. Per esempio, un ottica con apertura massima di f/2.8 avr&#224; impresso1:2.8. </P><br />
<P>Per le ottiche con zoom, il pi&#249; delle volte sar&#224; riportata la variazione di apertura, come 1 :4-5.6. Questo segnala che con la lunghezza focale pi&#249; corto, come 70mm ad esempio, l&#8217;apertura arriver&#224;&nbsp; ad f/4, mentre ad una lunghezza focale superiore dello zoom, come 300mm, l&#8217;apertura massima sar&#224; diminuita a f/5.6. Tali numeri sono fondamentali perch&#232; indicano quanto sia luminoso un obiettivo: pi&#249; ampia la capacit&#224;&nbsp; di apertura del diaframma, pi&#249; luminoso sar&#224;&nbsp; la sua ottica. </P><br />
<P>In altri termini, con le medesime condizioni di luce un ottica con apertura massima di f/2.8 permetter&#224;&nbsp; tempi di posa pi&#249; rapidi, raggiungendo sempre una giusta esposizione, in confronto a un ottica &#8220;meno luminosa a f/4. Pi&#249; luminosa &#232; l&#8217;obiettivo maggiore &#232; il controllo creativo del fotografo, grazie ad un numero pi&#249; alto di combinazioni di esposizione con otturazione/apertura di diaframma. Questo conduce ad un superiore dominio sulla profondit&#224;&nbsp; di campo e sul tempo di posa.</P></p>
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		<title>Schede di memoria</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Sep 2010 17:13:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Bartolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia Digitale]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni macchine fotografica digitale ha necessit&#224; di una scheda di memoria. Si possono trovare in diverse forme e dimensioni, in base al costruttore ed al modello, ma presentano tutte uno spazio di memoria calcolato in megabyte (MB) o gigabyte (GB) Se comperate una macchina fotografica digitale per la prima volta, sarebbe giusto investire in una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><P>Ogni macchine fotografica digitale ha necessit&#224; di una scheda di memoria. Si possono trovare in diverse forme e dimensioni, in base al costruttore ed al modello, ma presentano tutte uno spazio di memoria calcolato in megabyte (MB) o gigabyte (GB) Se comperate una macchina fotografica digitale per la prima volta, sarebbe giusto investire in una scheda di memoria capace di contenere pi&#249; foto di quella fornita assieme alla macchina fotografica, cos&#236; sar&#224;&nbsp; pi&#249; difficile finire la memoria prima di dover scaricare le foto e liberare spazio, ci&#242; &#232; fondamentale soprattutto quando siete fuori e non avete con voi l&#8217;attrezzatura adatta, quindi sempre meglio premunirsi e non dover essere costretti a smettere di fotografare o, peggio ancora perdere qualche scatto davvero importante. </P></p>
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		<title>Vedere rosso, verde, blu</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Sep 2010 04:53:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Bartolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia Digitale]]></category>

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		<description><![CDATA[I photosite registrano l&#8217;intensit&#224;&#160; della luce, ma non possono diversificare fra luce di differenti lunghezze d&#8217; onda e perci&#242; non sono in grado di registrare il colore. Per produrre un&#8217; immagine a colori, viene collocato un sottile filtro sullo strato dei fotodiodi. Definito Colour Filter Array (CAF) il filtro &#232; un mosaico di quadrati rossi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><P>I photosite registrano l&#8217;intensit&#224;&nbsp; della luce, ma non possono diversificare fra luce di differenti lunghezze d&#8217; onda e perci&#242; non sono in grado di registrare il colore. Per produrre un&#8217; immagine a colori, viene collocato un sottile filtro sullo strato dei fotodiodi. Definito Colour Filter Array (CAF) il filtro &#232; un mosaico di quadrati rossi, verdi e blu, nei quali ciascuna tessera &#232; situata direttamente sopra un fotodiodo. </P><br />
<P>Con il CFA, ciascun photosite sar&#224; capace di registrare diverse intensit&#224;&nbsp; di luce rossa, verde o blu. Per realizzare uno spettro di colori pressoch&#233; compiuto, il processore della macchina fotografica analizza il colore e l&#8217;intensit&#224;&nbsp; di ogni photosite quindi lo confronta con il colore e l&#8217;intensit&#224;&nbsp; dei suoi diretti vicini. </P><br />
<P>In Tale maniera il processore interpola o &#8220;valuta&#8221;, un colore ben pi&#249; preciso per ogni pixel. Questo complicato e ricercato processo di interpolazione viene definito &#8220;demosaicizzazione&#8221; e rappresenta il metodo in cui ogni pixel della fotografia mostra uno dei 16,7 milioni di colori. </P><br />
<P>Elaborazione e formattazione </P><br />
<P>Una volta terminata la procedura di interpolazione, l&#8217;immagine viene sottoposta ad un&#8217; ulteriore elaborazione, che, per esempio, potr&#224; ottimizzare i colori, ridefinire la luminosit&#224;&nbsp; ed il contrasto, o addirittura rendere l&#8217;immagine pi&#249; nitida in base alle regolazioni dell&#8217;apparecchio. Quando queste regolazioni sono state eseguite, le informazioni vengono formattate e passate alla scheda di memoria per essere Immagazzinate. </P></p>
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		<title>Evoluzione degli obiettivi</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Sep 2010 06:58:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Bartolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Obiettivi]]></category>

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		<description><![CDATA[la facolt&#224;&#160; di adoperare ottiche con lunghezza focale differente, come gli zoom grandangolari 10-20mm, zoom per teleobiettivo 100-300mm o ancora ottiche con lunghezza focale fissa come un obiettivo 60mm macro, permette di sfruttare il medesimo corpo macchina per panorami grandangolari estremi o scatti d&#8217;interno, e per primi piani di azioni sportive o di soggetti nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><P>la facolt&#224;&nbsp; di adoperare ottiche con lunghezza focale differente, come gli zoom grandangolari 10-20mm, zoom per teleobiettivo 100-300mm o ancora ottiche con lunghezza focale fissa come un obiettivo 60mm macro, permette di sfruttare il medesimo corpo macchina per panorami grandangolari estremi o scatti d&#8217;interno, e per primi piani di azioni sportive o di soggetti nel ambiente. </P><br />
<P>Le ottiche variano parecchio nel costo e nella qualit&#224;, e avendo un corpo Reflex si possono mettere assieme diversi obiettivi di ottima qualit&#224;&nbsp;, che possono mettere a fuoco maggiori dettagli rispetto agli obiettivi con enormi differenze di focale che vogliono essere sia grandangolo che .teleobbiettivo. </P></p>
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		<title>Risoluzione di stampa</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Sep 2010 10:44:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Bartolini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia Digitale]]></category>

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		<description><![CDATA[la risoluzione di un&#8217;immagine digitale, come gi&#224; accennato in altro articolo, si misura in pixel per inch (ppi &#8211; pixel per pollice). la risoluzione standard per ottenere stampe di qualit&#224; eccellente&#160; sar&#224; 300 PPI. Pertanto, conoscendo il numero di megapixel (milioni pixel) di una fotocamera digitale, sar&#224; molto semplice calcolare le misure di stampa ottimali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><P>la risoluzione di un&#8217;immagine digitale, come gi&#224; accennato in altro articolo, si misura in pixel per inch (ppi &#8211; pixel per pollice). la risoluzione standard per ottenere stampe di qualit&#224; eccellente&nbsp; sar&#224; 300 PPI. </P><br />
<P>Pertanto, conoscendo il numero di megapixel (milioni pixel) di una fotocamera digitale, sar&#224; molto semplice calcolare le misure di stampa ottimali dell&#8217;apparecchio. Per esempio, supponiamo che una macchina fotografica da 6 megapixel (6MP) abbia un sensore 2.816 x 2.112 pixel (6 milioni di pixel in totale). Per conoscere quale sar&#224; la misura migliore di stampa dell apparecchio, &#232; sufficiente dividere 2.816 e 2.112 per 300ppi. Si ottiene 9 112 e 7. Quindi, una macchina fotografica da 6MP sar&#224; capace di fornire stampe fotografiche da 9 112 per 7 pollici (24&#215;18 cm). E&#8217;&nbsp; essenziale tenere presente in ogni caso che 300ppi sar&#224; considerato lo standard di fabbrica ottimale di risoluzione. </P><br />
<P>In base all&#8217;immagine, della fotocamera, della stampante e del formato di stampa desiderato (stampe pi&#249; di grosse dimensioni vanno guardate da una distanza maggiore), potreste giudicare che una risoluzione di 200ppi (o inferiore) pu&#242; produrre risultati decisamente accettabili.</P></p>
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